brugue

Il giorno è sempre più oscuro, sarà forse perchè è storia, sarà forse perchè invecchio... Scusatemi per la citazione di Francesco...
domenica, 22 febbraio 2009

Il diario tennistico della peste
La sorpresa

Ho trascurato il blog per troppo tempo. E come spesso accade anche gli amici blogger, per questioni di lavoro. E non solo. Soprattutto non ho aggiornato da tempo le imprese della temibile Jade (la ragazzina con la padella in mano). Dunque, dove eravamo rimasti? Alle sconfitte della scorsa stagione (eheheh). Tante.
E alle rare esperienze nazionali (Bari e Roma). Ma andiamo con ordine. Toccata e fuga per la piccola peste al Lemonbowl a Roma. Una sola gara e via. Il ritorno immediato a casa (secondo previsioni). Un netto 6-1 6-1 con una coetanea romana.
La nuova stagione si apre in un modo del tutto imprevisto. Sette gare, cinque vittorie e due sconfitte. Jade è un’altra.
Al primo torneo della stagione (a Napoli) sbaraglia le avversarie nel tabellone delle Nc. Tre vittorie di fila e finale centrata che disputerà la prossima settimana. Vittorie nette per due set a zero. Anche contro la ragazzina che le ha dato una lezione al torneo nazionale di Bari.  Così si qualifica al tabellone principale dove perde ai quarti di finale con una ragazzina di categoria superiore.
Campionato a squadre under 12. Quattro gare, tre vittorie, due nei singolari ed una nel doppio (sconfitta nell'altro doppio). Soprattutto vince e convince con una 4.5 (categoria superiore) con un punteggio netto: 6-4 6-3. Centra il primo obiettivo della stagione, in poco più di due settimane, diventando una 4.5.
Il papi-coach è travolto dagli eventi. Soprattutto non è abituato a tanti risultati positivi consecutivi. Chiede lumi ed ottiene una sola risposta. Dalla peste.
«Papi vuoi togliere dalla bacheca le tue brutte coppe arrugginite? Mi serve spazio…»
Mah!

 
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categoria: giochi, sport, tennis, le avventure di jade


giovedì, 15 gennaio 2009

Il villaggio dei bambini perduti/4-fine
La magia e il tempo


Magia? Sì, è una piccola grande magia o un sortilegio. Nel nostro villaggio tutti i bambini hanno qualcosa da chiedere alla vita che scappa e a chi dirige il nostro percorso. Tutti hanno qualche domanda che non avrà alcuna risposta. Come l’infanzia strappata senza alcun motivo. Ma nel villaggio dei bambini perduti ho visto solo dei …bambini felici. Non hanno paura del mondo e non hanno paura della solitudine. Non hanno paura della miseria e della malattia. Non hanno più paura del tempo perché un mago senza nome ma dal grande sorriso ha fermato tutto. Anche e soprattutto il tempo. Le lancette non vanno avanti. Hanno solo un ordine: tornare indietro. Lentamente ma inesorabilmente, proprio come il tempo che passa. Ma all’indietro. Così, nel villaggio dei bambini perduti tutti tornano lentamente indietro e le malattie regrediscono. Come i ricordi. E le paure si dissolvono come le nuvole più grigie. I bambini diventano sempre più piccoli e a poco a poco scompaiono oltre la foresta. Tornano dove sono nati. Tornano perché fortemente voluti dai genitori. Tornano all’infanzia che avevano abbandonato. Anch'io presto andrò via. Mi ha raccontato tutto l'unico vero testimone del villaggio dei bambini perduti: la grande quercia. L'unico riparo per i bambini che verranno. Ora sono stanco. Scusatemi. Ho un gran sonno e qualcuno già mi aspetta oltre la foresta. Anch'io ho perso il tempo. Ridivento più piccolo e quasi non ricordo più nulla. Farò in tempo a salutarvi? Già il tempo che passa o che non c'è più...
Che il tempo sia con voi, come il mago senza nome ma dal grande sorriso…

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categoria: storie, favola


mercoledì, 10 dicembre 2008

Il villaggio dei bambini perduti/3
Le altre storie

Nel villaggio ci sono tanti bambini. Tutti più o meno legati da uno strano destino: abbandonati dalla propria famiglia. E tutti con un destino segnato. Oscar non lo sa. E’ malato dalla nascita di Aids. Contratto dalla madre e trasmesso al piccolo. La madre non ha atteso molto per abbandonarlo. Non aveva la forza e neanche il coraggio per immaginare una vita normale. Quanto tempo sarà trascorso dall’abbandono? Oscar non lo sa. Anche perché il tempo nel villaggio dei bambini perduti è solo un concetto indefinito.
Ci vive Joseph, austriaco di nascita. Dodicenne? Può darsi. Ha i capelli biondi come il sole e gli occhi d’un verde cangiante. Dorme dentro la cavità di una grande sequoia. Sogna di diventare un grande ingegnere. Non sa di essere segnato da un forma rara di leucemia. I genitori? Persi in un incidente automobilistico. Dalla morte alla vita si è risvegliato nel villaggio dei bambini perduti. Quanti anni fa? Boh. A cosa serve il tempo in questo strano posto nascosto nel bosco immenso ed impenetrabile.
E così Arthur, Jasmine e la bella Seraphine. Ma quanti bimbi si trovano in questo strano posto? Arthur ha le lentiggini ed una età indefinibile come la sindrome di Down che si è impadronita del suo corpo e della sua mente. Anche lui non ricorda più i genitori. In un giorno freddo e piovoso lo hanno abbandonato dentro una sorta di cavità naturale. Davanti all’immenso portone di un casone grigio senza identità.
Jasmine è affetto dalla malattia di Gaucher, un’altra immunodeficienza ereditaria. I suoi globuli rossi sono destinati a scomparire, alterando l’equilibrio del suo corpo in modo devastante. E l’elenco continua. In un vero girone infernale. Girone infernale? Un attimo. Non ho avuto il tempo (già il tempo!) di raccontarvi del sortilegio. Della piccola grande magia…
(3-continua)

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categoria: storie, favola


giovedì, 04 dicembre 2008

Il villaggio dei bambini perduti/2
La storia di Oscar


Come ci sono arrivato in questo luogo? Non lo so… Non lo ricordo. Non conosco neanche le viuzze e nessun bambino che dimora nel paese che non c’è. Non ci sono orologi perché il tempo si è fermato. E nessuno ha più memoria. Almeno per ricordarsi, chi è? Quanti anni ha? Dove abitava prima? E soprattutto perché ci sono solo bambini in questo strano villaggio? Ma c’è un altro mistero: i nostri genitori. Sono ancora vivi? Dove si trovano?  E dietro la nostra foresta esiste un altro mondo? Tutto qui. In questo villaggio c'è tutta la nostra vita. Ah scusatemi… non mi sono ancora presentato: mi chiamo Oscar. Almeno credo. Ho… forse 11 anni. Vivo dietro quell’angolo. Nella mia casetta di lamiere. Al riparo sotto la grande quercia. Trascorro il mio tempo (tempo?) a contare le notti e le giornate nel villaggio di Vattelapesca… Ma non vi ho ancora detto l’altro problema… (problema?) del nostro villaggio: per uno strano sortilegio non invecchiamo. Restiamo piccoli e siamo prigionieri del nostro mondo incantato. Non riusciamo a trovare la giusta strada per lasciare il villaggio dei bambini perduti...
(2-continua)
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martedì, 02 dicembre 2008

Il villaggio dei bambini perduti

“Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla sua testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo”.
Carlos Ruiz Zafon


Si può scrivere guidati da un libro che non c’è? E’ come la musa che non t’ispira mai, ma sai di trovarla dietro l’angolo dell’immaginazione. In fondo si tratta di scrivere quelle pagine vuote che ritrovi da una vita nel cassetto dei sogni. Bianche, pure ed un po’ impolverate. Oppure si può scrivere guidati dal libro che leggi che svela col tempo un racconto così misterioso e originale da prenderti per la gola, come un peccaminoso divoratore di libri dimenticati.
Storie, racconti e favole. O solo il ricordo che riaffiora di un libro che hai già stampato nella tua mente. Cosa importa. C’è l’inizio della favola impossibile d’un qualsiasi Natale. Siete pronti? Vi accompagnerò tenendovi per mano nel villaggio dei bambini perduti… Attenti, è una favola: non so dove ci porterà. Come sempre!
(1-continua)

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martedì, 25 novembre 2008

La stagione invernale
e la dura vita del papi-coach


Tre mesi di duri allenamenti. Senza alcun torneo. Solo una gara amichevole con una pari età (vinta con un convincente 6-3 6-3; l’anno scorso aveva perso con un netto 6-2). Ecco la dura vita di una pseudo tennista. Dunque settembre, ottobre e novembre a ripetere in modo anche estenuante dritti incrociati, rovesci incrociati, lungolinea, smash, volè, colpi in avanzamento ed altro. Seguendo tecniche moderne, preparazione atletica adeguata e tanti altri piccoli accorgimenti. Neanche un confronto. Neanche il master che pur s’era guadagnata sul campo.
Parliamoci chiaro: è dura la vita d’un papi coach. Siamo in piena crisi d’astinenza da tornei e furibonde litigate con gli altri genitori. Ma questa è la stagione invernale della pestifera Jade che riserva sempre tante piccole ed incredibili sorprese. Già, dovrei aggiornarvi sulla vita tennistica della peste e del papi. Dunque, andiamo con ordine. Partiamo dal papi in crisi d’astinenza da competizione agonistica.
Dopo aver seguito con gli occhi, per una intera stagione sulla panca, quelle maledette palline gialle, ha deciso di tornare sui campi. Era l’unico modo per ingannare il tempo. Soprattutto per non perdere la sempre possibile sfida sul campo: papi coach- peste. Non avevo alternativa. Il mio tennis datato (almeno dai tempi di Panatta e Barazzutti, Connors e Mcenroe e non da Laver come affermano con supponenza i maestri) meritava un aggiornamento tecnico. Così tra alti e bassi e con difficoltà estreme per ritagliare un po’ di spazio al mio esiguo tempo libero, ritorno sui banchi della scuola tennistica. Osservo con distacco quei birilli gialli che segnano il campo e mi rassegno a ripetere colpi di diritto e rovescio con le nuove impugnature. Mi manca il fiato. Ma non mi rassegno. Subisco i soliti attacchi, «Cambia l’impugnatura sul rovescio, gira quella racchetta, piegati sulle ginocchia. Non partire così in alto, lavora quella palla…»
I compagni di sventura, due donne e due uomini, reggono il gioco dei maestri. Fanno finta di niente. Si consolano con un bel colpo e si avventurano in incredibili varianti di dritto e rovescio. Tutte le lezioni terminano con l’agognata sfida finale, tra gli allievi, ai punti. Stanchi, sudati e distrutti ci prepariamo all’insolita girandola di punti, beccandoci come dei bambini. Ed è in quel preciso istante che scatta una molla interna. Inarco la schiena e comincio a saltellare con rinnovata energia a bordo campo. Osservo quella maledetta pallina gialla e quell’incerto servizio debole ed alto della povera sventurata, buttandomi come un falco verso la rete. Avanzo come un forsennato, mi giro a novanta gradi, in posizione perfetta con il piede opposto al dritto, sposto tutto indietro la racchetta, mimo un colpo in avanzamento e zac... fermo nell’aria la padella, gioco con il polso, aspettando la lenta ricaduta oltre la rete della pallina. La classica palla avvelenata. Una smorzata d’altri tempi. Osservo la smorfia di dolore dell’avversaria, sorrido beffardamente. Sottovoce mi scappa un Vamos… e torno al mio posto. Lentamente. Ascolto silenzioso i commenti a bordo campo (maestri compresi), «Che carogna…». Saltello sulla linea di fondo campo, pregustando un’altra risposta a quel servizio incerto, lento e terribilmente alto…
Ecco le mie lezioni invernali in attesa delle competizioni vere.
«Papi, papi, perché non racconti della sfida con zio Luccio?».
Cosa fai qui ancora in piedi? Perché non vai a dormire pestifera…
Beh anch’io ho fatto un errore. Prima del ritorno in campo (con i maestri  per intenderci), ho accettato l’insolito invito di mio cognato. Voleva giocare a tennis.
Ok, mi porto anche la piccola peste…
«Jade? Finalmente scopriremo il gioco della piccola…»
Già. Dopo qualche palleggio mio cognato non aveva dubbi: «Facciamo divertire la piccola, lei gioca da sola e noi il doppio…»
Facciamo divertire la piccola? Eccome. Ha stravinto 6-4 4-1. Il secondo set è stato interrotto per evidenti  segni di nervosismo della coppia.
«Che fortuna, tutte sulla riga… Ma cosa mangia? Dinamite? Ma non si ferma mai? Ok basta, così non si gioca…».
Abbiamo incrociato le racchette all’ennesimo colpo fortunato: un impossibile rovescio incrociato strettissimo…
Lei alza le mani al cielo, toccandosi i capelli: «Tutto qui… Non mi avete impegnato»
Vi risparmio il seguito.
Ma per la peste è cambiato tutto. Ora si fa sul serio: gioca sempre. Per decisione del maestro. Sei giorni su sette. E la vita tennistica comincia a prendere un’altra piega. Riprendono anche i tornei. Saranno fuori regione. E per il papi-coach sarà sempre più difficile riproporre la sfida in campo (per fortuna). 
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categoria: sport, storie, tennis


domenica, 16 novembre 2008

Rotolando, rotolando...

«Ogni nome un uomo
ed ogni uomo è solo quello che
scoprirà inseguendo la distanza dentro di se
Quante deviazioni
quali direzioni e quali no?
prima di restare in equilibrio per un po'
Sogno un viaggio morbido
dentro al mio spirito
e vado via, vado via
mi vida così sia
Sopra un'onda stanca che mi tira su
mentre muovo verso sud
sopra un'onda che mi tira su
rotolando verso sud...»
Negrita (Rotolando verso sud)

Testo e canzone dei Negrita sono assolutamente fuori tema del post (ma ha un tema il post che sto scrivendo?). Mettiamo ordine sui tanti pensieri che girano... Dunque i Negrita. Li ascolto con piacere. E' una musica solare. Le giuste sensazioni per raccontare di viaggi o per sognare le mete del sud del mondo. Colori, suggestioni e tutto ciò che sembra ben lontano dalle mie ultime giornate. Eppure, proprio in queste ore mi ritornano alla mente le mie ultime vacanze.
Avevamo scelto (scelto?) un tipo di vacanza… riposante. In un villaggio. Alle porte della Slovenia. Nella baia di Trieste. Con il solito Teddy, con Marù e con tutta la compagnia…
Una vacanza riposante? Di sicuro diversa dai miei soliti giri…
E' stata un… uragano di vacanza. Ed infatti le forze delle natura si sono scatenate la notte dell’otto agosto. Qualcuno avrà anche visto i servizi televisivi su quel che restava della pineta e del porto di Grado. Ebbene, ci trovavamo proprio in quei posti. Precisamente in uno dei tre villaggi maggiormente colpiti dal… tornado.

La pineta devastata(la pineta devstata dalla furia della natura)

Un evento del tutto eccezionale per le coste italiane ed addirittura per la ventosa baia triestina.
Ci trovavamo nella pineta di Grado. In una pineta immensa che ora non esiste più. Semplicemente perché spazzata via dalla natura e nei giorni successivi dai volontari e dalla protezione civille costretti a tagliare gli alti pini rimasti miracolosamente in piedi. In quella strana notte tropicale i venti hanno toccato i 170 km orari (secondo quanto riportato dalle stesse cronache del Piccolo di  Trieste).

I danni provocati(le tende distrutte)

E noi? Salvi per un pelo. Io e Patty aggrappati per oltre dieci minuti alla tendina
(completamente distrutta dal vento) del nostro Teddy. Con alberi e rami che cadevano intorno. Esattamente a  dieci metri dal nostro posto è letteralmente volata via una piccola struttura di cemento con una larga tettoia. Camper e roulotte distrutte. Tende volate via. Chissa dove… Villeggianti feriti e, purtroppo, anche due morti nel villaggio accanto al nostro. Padre e figlia norvegesi che si trovavano in una «Canadese» centrata in pieno da un pino di oltre trenta metri. Devo aggiungere altro?

Quel che resta della pineta(roulotte e camper distrutti)

Sì, Jade e Noah (le nostre figlie) si trovavano sulla spiaggia quando si è scatenato l’inferno. Improvviso e catastrofico. Come solo la natura talvolta offre. Erano in compagnia degli amici dopo la serata dedicata alla miss del villaggio. Hanno fatto appena in tempo a fuggire via quando si sono accorti del vento improvviso e di un muro d’acqua che si alzava dal mare. Poi, tuoni, fulmini e folate di vento che ti portavano lontano e non ti facevano respirare. Jade (non scherzo) per poco volava, tirata giù dalla più energica Noah. Hanno attraversato la pineta saltando ed urlando. Le abbiamo ritrovate nei bagni del villaggio. L'unico posto sicuro per proteggersi dal tornado.
Urla, abbracci, disperazione ed anche tante belle persone. Come un simpatico omaccione inglese, inzuppato d’acqua, con una piccola torcia che continuava a rincorrere le persone, a cercare le ombre nella notte per accompagnarle nel rifugio in cemento. Che dire: cercavo una vacanza riposante. Mi sono ritrovato, il giorno dopo,  Bertolaso che ha fissato il quartier generale della protezione civile al villaggio Europa. I volontari friulani in meno di 48 ore hanno rimesso al sicuro tutto il villaggio. Noi abbiamo raccolto i cocci e siamo ripartiti.
Non ne abbiamo più parlato... Rimosso anche dalla testa delle mie figlie. Dopo quel giorno Patty ha avuto due attacchi di panico. Durante due violenti temporali...
Dopo tanto tempo Jade l'altro giorno mi ha raccontato: «Lo sai Papi, non riuscivo ad entrare nei bagni. Mi sembrava di volare. Il vento mi portava dietro. Ma Noah mi teneva la mano... Dai papi non dormire, andiamo a giocare...».
Già, prendi quella racchetta e non perdere tempo!

«Ogni nome un uomo
ed ogni uomo è solo quello che
scoprirà inseguendo la distanza dentro di se
Quante deviazioni
quali direzioni e quali no?
prima di restare in equilibrio per un po'
Sogno un viaggio morbido
dentro al mio spirito
e vado via, vado via
mi vida così sia
Sopra un'onda stanca che mi tira su
mentre muovo verso sud
sopra un'onda che mi tira su
rotolando verso sud...»
Negrita (Rotolando verso sud)
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categoria: pensieri, viaggi, ricordi, personale


domenica, 26 ottobre 2008

LE AVVENTURE DI JADE
Tennis, tennis e ancora tennis


Mi ero ripromesso di aggiornare le avventure o le disavventure della temibile peste Jade in campo da poco più di un anno (ha iniziato l'agonismo nel mese di settembre 2007, due mesi prima ha giocato per la prima volta a tennis).
Ora è ufficiale: è entrata nei master (ranking under 12 campania). Cosa vuole dire? Al termine dell'anno agonistico, sulla base dei risultati ottenuti nei diversi tornei, si è qualificata tra le prime sedici (nella sua categoria under 12. ps. lei ha appena compiuto 11 anni) della regione. Quindi dovrebbe partecipare al master regionale.  Una sorta di supercoppa tra le migliori dell'anno. Un bel successo personale, considerando l'inesperienza e sopratutto la giovane età agonistica. Ma il master non lo farà! Decisione tecnica inappellabile.
Nel senso che il maestro, sulla base di una precisa tabella tecnica di preparazione, ritiene inopportuna la partecipazione al master sedici. Insomma, capita in un momento della stagione in cui si cura molto la parte tecnica e si perfezionano certi colpi e la fase agonostica appare del tutto inopportuna se non addirittura dannosa.
E la peste incassa. Come? Devo dire con grande sportività. Forse più del papi-coach...
Divertentissima la reazione della peste.
«Papi non vado al master...»
lo so... lo so...
«Beh non fa niente. Tanto a dicembre si va a Roma...»
A Roma?
«Ma sì, al Lemonbowl...»
Il torneo internazionale?
«Sì, sì...»
...vai a raccogliere le palline (ehehehe)?
«Papiiiii, tu pensa a prenotare l'albergo che è sotto Natale...»
...albergo? Ma sei impazzita?
«Certo. Non ho nessuna intenzione di restarci solo un giorno...»
Sono preoccupato. Seriamente preoccupato. Non bastava la mia bacheca personale (sono spariti tutti miei trofei)...  ora rischia anche il mio conto... (argh! sigh! Urca!).



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categoria: storie, tennis, le avventure di jade


domenica, 19 ottobre 2008

La ripresa
Dopo un lungo e meditato periodo di riposo (circa venti anni) ho ripreso la racchetta di tennis (ho lasciato l'adorata maxima di legno appesa al muro per una moderna Prince).
Per farla breve, alle ore 10 di mattina mi trovavo già in campo con il temuto avversario (un maestro di tennis e per motivi di privacy non vi darò particolari sull'identità).
E' stato uno spettacolo... penoso.
Per non infierire con il sottoscritto, ha gentilmente notato, “Bruno hai la stessa l'impugnatura di (Rod) Laver...». Appunto, come si giocava oltre venti anni fa a tennis.
«Sul diritto può andare, ma sul rovescio dobbiamo cambiare tutto...»
E qui cominciano i dolori.
Credo di non aver problemi sui diritti incrociati, lungolinea e addirittura drop, smash e volè, ma sul rovescio... che catastrofe!
E' iniziata la lunga marcia di riavvicinamento al tennis.
Tutta colpa di mia figlia, la temibile Jade.
Ma di questo ne parlerò in un'altra occasione. Anche perchè, come papi coach, attendo di conoscere le convocazioni del master ranking campania under 12. Finchè non saranno ufficiali, non parlo. Vi terrò informati. Chi vuole conoscere i particolari sulla temibile (peste) Jade, può inoltrarsi nei post precedenti del blog.
Per ora chiedo conforto a tutti quelli che riprendono dopo almeno qualche anno di inattività...
p.s. avevo preparato un altro post. Tanto per raccontarvi di un... tornado. Prima o poi lo pubblicherò. Saluti a tutti.
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categoria: tennis


lunedì, 06 ottobre 2008

TANTI AUGURI A TUTTI I BRUNO DEL MONDO
CIAO A  TUTTI GLI AMICI!
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categoria: personale


Chi sono

Utente: brugue
Bruno Guerriero
L'età? Uagliò... la vita è già difficile...
Sono giornalista, uno dei tanti. Lavoro in un quotidiano. Lavoro? Va bene, va bene... dite quello che volete.
Amo scrivere, leggere e viaggiare. Raccontare storie. Più o meno credibili.
Riesco ancora a sognare e qualche volta m'incaz...
Credo nelle solite cose: la manina di Dio di Maradona, le rovesciate di Bonimba e in un mondo migliore. Ma questo fa parte dei miei diciotto anni.
Ecco, credo ancora nei miei 18 anni.
La mia email brugue@interfree.it


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