IL RITORNO DI JF/4
Il tempo, l'eternità, la mia fuga
-tre giorni dopo...-
Il mio tempo non è il vostro tempo. E non lo sarà mai. Con le vostre stupide corse quotidiane. Con i vostri insulsi problemi. Che cosa ne sapete voi? Qui si sbarca il lunario. E non c'è niente da comprendere. Tutto ciò non ha senso. Ed allora è preferibile scappare. Fuggire da tutto e da tutti. Ma i miei viaggi non sono i vostri. Studiate, studiate, studiate... e con le vostre carte vi preparate il giro. A me non serve. In due minuti mi ritrovo nella piazza Rossa a sorseggiare una vodka con un ex comunista pentito dei tempi migliori. E un minuto dopo mi butto nel golfo dello Yucatan per poi riemergere nel Mar Morto. Morti siete voi, nell'animo e nella vita di tutti i giorni. Sempre dietro ad un orologio che marca il vostro tempo. Tempo di dire «Ciao. Come stai? Che bella acconciatura?». Palle! Siete vuoti. Dannatamente vuoti! Provate a schiacciarlo il vostro bel swatch al polso. Un bel calcio in culo anche a quei dannati svizzeri che li hanno inventati! Così precisini e puliti. Così sicuri. Sempre ligi alle regole. Le loro. Così distanti. Dal mondo. Dalla vita. Ed allora distruggete gli orologi. Uccidete il tempo. A che serve. Cos'è il tempo rispetto all'eternità? Ed anche la mia fuga avrà un sapore diverso. Sospesa nell'oblio. Come la vita d'un gatto. Delle sette vite d'un gatto. Di una vita sempre in bilico tra amore e odio, tra paura e coraggio, tra il tempo e l'eternità. Tempo. Batti il tempo finchè sei in... tempo! Sono passati tre giorni dalla mia condanna. Sembra un'eternità!