IL VENTO, LA STORIA, IL MISTERO/15
Il canto dei gabbiani
Ecco il video montato in gran fretta...
IL VENTO, LA STORIA, IL MISTERO/14
Il canto dei gabbiani
Piove a dirotto. E pioverà per quasi tutta la giornata. Il cielo è coperto e c’è anche la nebbia. Ci mancano solo i bucanieri che escono per strada in questi villaggi bretoni. L’atmosfera è cupa.- Come il nostro umore. Jade e Noah manifestano i primi segnali di nervosismo. Volevano uscire con le bici, si ritrovano a giocare con il Nintendo. E litigano. Ovviamente Noah ha la peggio con una lagna da colonna sonora per una pedata di Jade…
Riprendiamo il viaggio non prima della consueta chiamata a casa dove boccheggiano per i 38° mattutini.
Decidiamo di raggiungere un altro promontorio: Cap Frehel. Al faro scopriamo il canto dei gabbiani e degli strani uccelli coloratissimi dal becco giallo, buffi come i pinguini.

Decidiamo di affrontare la pioggia ed uscire per una lunga passeggiata intorno al promontorio. E’ fantastico.

L’aria è meravigliosa, grigia, con una mare da un intenso colore blu, verde e tonalità ancora più scure. E’ il mar della Manica, sempre più Oceano Atlantico.

Il sentiero ci porta accanto alla casa dei gabbiani, su uno scoglio proprio di fronte, dove termina a strapiombo il promontorio (ho ripreso con la telecamera il canto dei gabbiani, appena possibile e quando comprenderò come si fa, lo pubblicherò sul blog).

Giallo, arancione, marroncino, viola, fucsia sono i colori dominanti di una vegetazione protetta e rispettata.

Tutto è affascinante al punto che dopo una attenta riflessione chiedo romanticamente a Patty, «Che cuciniamo questa sera? Opterei per una salsa con rucola e bresaola…»
Sono quelle debolezze che solo un panorama del genere si possono concedere…
Ritorniamo da Teddy., intorno alle 12, giusto in tempo per evitare l’improvvisa burrasca. Il vento, già forte, si rinforza e le nuvole non risparmiamo questa lembo di terra bretone.
Riprendiamo il viaggio con un pizzico di nostalgia per il canto dei gabbiani e Cap Frehel. Ci fermiamo dopo un po’ in un bella area di sosta in località Le Sabie d’or. Piove troppo e dobbiamo rinunciare alla passeggiata verso la rinomata spiaggia d’oro. Ne approfittiamo per un fugace pranzo ed un meritato pisolino. Mi sveglio con lo splendido fischio della caffetteria e con un profumo intenso di buon caffè tipicamente napoletano. Avvicino la tazzina alle labbra e l’aroma sale intenso. Sento ancora il canto dei gabbiani e vedo il golfo di Napoli in una sorta di miscellanea virtuale così lontana, così distante, da immaginare un dialogo tra un bretone e un parcheggiatore. Ho i brividi e rivedo Mago Merlino. Che strano. Non ho la febbre. Quanto è misteriosa questa terra. Si parte alla scoperta del mistero. Arriviamo a St. Brieuc, una città enorme rispetto ai tanti villaggi attraversati. Grigia e un po’ decadente. Rischiamo di perderci nel centro con qualche problema per il nostro Teddy. Poi, grazie al mio grandioso senso dell’orientamento (è l’ultimo anno che giro senza il navigatore), rientro sulla strada costiera alla ricerca del fascino e del mistero dei villaggi bretoni. Per la verità, mi ritrovo in una zona molto turistica. Con grand hotel a più stelle, ville ottocentesche di immensa bellezza ed una cura di tutte le aree verdi a dir poco maniacale. Sono dei maestri nelle sculture con le piante e nella realizzazioni di siepi di tutte le altezze e forme. Anche le casette più piccole sono curatissime e sempre con un piccolo giardino. Senza cancelli, inutili con le siepi che fungono da recinzione. Hanno un qualcosa di british. Unico, rispetto al rtesto della Francia. Ecco la Bretagna. Ma ci manca ancora qualcosa: i grandi Menhir di Carnac.
Ci fermiamo e dormiamo nell’area di servizio di Paimpol (gratuita)…
(14 – continua)
(km quotidiani 116 km complessivi precorsi 3098)
IL VENTO, LA STORIA, IL MISTERO/13
Mago Merlino e la Bretagna
Gran pioggia notturna, ma non fa più notizia. Ci alziamo con un sole splendido. Fa caldo, questa è una notizia. E non ho più la febbre (sarà stata la pozione magica di mago Merlino?). Mi accorgo che è salita anche la marea. Ma non come immaginavo.

Mi ritrovo tra le mani una pubblicazione francese su Mont Saint Michele e scopro da un paio di anni il governo francese ha avviato una grande opera di bonifica di tutta la baia per salvare lo straordinario evento delle maree. Un progetto straordinario ed imponente finanziato con fondi europei che riporterà Mont Saint Michel ad essere unica in tutto il mondo.

Unica isola raggiungibile a piedi in determinate ore della giornata. Ma questo accadrà solo nel 2012. Ed in effetti scopro che il fenomeno dell’alta marea, molto meno dirompente negli ultimi tempi (sempre per colpa dell’uomo), è visibile concretamente solo in due/tre mesi invernali.

A rivederci Mont Saint Michel. Si riparte entrando finalmente nell’affascinante e misteriosa Bretagna. Nel regno dei Menhir, del castello di Re Artù, della fata Morgana, del Santo Graal. Dimenticavo: di mago Merlino (grazie per quella pozione magica!).
Senza navigatore scegliamo la strada più difficile per il nostro Teddy. Stretta, piena di curve e con centinaia di dossi. Ma praticamente sul mare. Che meraviglia. Raggiungiamo Cancale. Deliziosa.

E’ un piccolo villaggio di pescatori, trasformato in stazione balneare. Riesce in qualche modo a conservare l’atmosfera di Belle epoque. E la baia è sorprendente. Senza mare con decine di imbarcazioni a secco.

Ci sistemiamo in una bella area a circa 500 metri dal porticciolo. Siamo tentati da mille delizie.

Oltre che da fantastiche targhe per la casa in stile inglese (country). Ci chiedono una cifra esagerata e tempi lunghissimi per ordinarla. Rinunciamo a malincuore. Sarà per la prossima volta. Ma non rinunciamo ad una deliziosa scorpacciata di ostriche.

Tra la resistenze di Noah e le proteste di Jade, ritorniamo da Teddy e riprendiamo il viaggio verso St. Malo.

L’attraversiamo tutta. E giriamo per tutta la città alla ricerca disperata di un parcheggio. Inutilmente. Con profondo dispiacere dobbiamo rinunciare ad una bella passeggiata per le vie del centro. Così raggiungiamo la Barriage De La Rance. Praticamente una diga che taglia in due la baia con un insolito passaggio a livello per le imbarcazioni. In poco tempo raggiiungiamo il centro di Frahel e ci fermiamo al camping municipale (22 euro la notte, paga anche la piccola Marù 0,80 centesimi… che offesa!). Il tempo di sistemarci e la ciurma si dirige decisa al mare. Jade vuol fare bagno. Ma il mare del nord si conferma freddissimo. Sono le 21 e qualche tedesco (ovviamente) si tuffa. Da brividi. Anzi, da sincope. La notte cala lenta. Intorno alle 22,45. Noi ne approfittiamo per una cena succulenta, pasta con salsa all’Andalusa e Moules fritte. Cosa sono le Moules Fritte? Diamine che domanda! Ma scherzate! Cozze con patatine fritte…
(13- continua)
(km percorsi 2982 km quotidiani 132)
IL VENTO, LA STORIA, IL MISTERO/12
L'Abbazia di Mont St. Michel e le maree del nord
Piove e c’è una fitta nebbia. Da lontano intravediamo l’isolotto nella baia ormai ridotta ad una sterminata spiaggia. La bassa marea è al punto massimo. Ci sono dei percorsi particolari per raggiungere gli isolotti, da affrontare solo con guide del posto. Si corre il rischio di finire nelle sabbie mobili. Diversi cartelli, in quattro lingue (anche l’italiano) vi indicano tutti i pericoli. Compreso quello di parcheggiare in certi posti per non ritrovarsi sommersi dal mare. Troviamo il parcheggio proprio sotto l’isolotto, precisamente davanti all’Abbazia di St. Michel.
(l'isolotto dall'area di parcheggio, in primo piano i cartelli di pericolo per le sabbie mobili e l'alta marea)
Lo spettacolo è particolare. Credo unico al mondo. Anche se oggi domina il grigio. L’isolotto è delizioso. Affascinante. Purtroppo non mi sono ancora ripreso dall’improvviso attacco febbrile. Ma non rinuncio alla passeggiata fino all’Abbazia. Ho 37,5 e mi imbottisco di vitamina C. Colpito nel fisico ed abbattuto mentalmente, cerco di riprendermi acquiistando un berretto di capitano da fregata.
(un vero lupo di mare)
Riprendo il cammino e guido la ciurma fino in vetta. Non ho mai visto tanta gente concentrata in pochi metri quadrati.
(l'invasione di turisti a Mont St. Michel)
Riusciamo a mantenere la rotta e a non perderci.
(impossibile muoversi tra le strette stradine dell'isolotto)
La mia ciurma ne approfitta della mia stanchezza fisica e mentale (la febbre sale) e si dedica a schiamazzi infiniti oltre ad acquisti folli. Noah e Jade provano mille baschi francesi, Patty individua borse e magliette particolari, oltre a dolci, cartoline per tutti e decalcomania varie per Teddy. Temo il peggio.
(per gentile concessione della Noah production)
A stento recupero Jade che voleva portarsi a casa una specie di scimitarra (vera). Ma per fare cosa?
(per gentile concessione della Jade production)
Con molta fatica, soprattutto mia, ci avviciniamo al salto finale verso l’Abbazia che si completa con una rampa infinita di scalini. Ne perdo il conto, ma saranno migliaia ed alla fine si pagherà anche per l’ingresso (8 euro a testa).
(l'Abbazia vista da sotto)
L’Abbazia è meravigliosa. Costruita nei secoli attorno ad un primo corpo che risale al 1100. E a vari livelli cambiamo le epoche.
(l'Abbazia - vista dalla cima prima della rampa di scale... infinita)
Fino alla punta dove solo nel novecento hanno installato la statua di San Michele Arcangelo che protegge (simbolicamente) tutto l’isolotto e la baia. Anche le guglie neogotiche sono state inserite solo successivamente. Ma l’effetto è particolare. Scopro con dispiacere che le scale non finiscono mai (come gli esami…) e dentro l’Abbazia si continua a salire per almeno altri duemila scalini. Si sale come la mia febbre.
(le navate - interno dell'Abbazia)
Raggiungiamo il bel chiostro del 1600 e la bellissima cappella di St. Etienne e St. Michel. Ho le visioni ed intravedo di nuovo il mago Merlino con un pentolone d’acqua calda che prepara la pozione magica. Tra santi e profeti, tra maghi e cialtroni, tra sacro e profano. E’ inutile l’audioguida. Incrociamo decine di italiani che si fanno riconoscere perché urlano e le storie dell’abbazia s’incrociano come le urla dei bambini e la disperazione dei padri, «Si sale ancora? E basta…».
(la statua di san Michele Arcangelo, all'interno)
Lasciamo l’Abbazia intorno alle 13,30. Riusciamo a rientrare al nostro Teddy solo alle 14. Sono distrutto. Mi tuffo nel letto. Ho la febbre oltre 38°. Che disastro. Dormo profondamente e salto anche l’allegro pasto. Intorno alle ore 17 scatta l’ammutinamento.
(per gentile concessione della Noah production)
La ciurma mi lascia. Decide di ritornare all’isolotto.
(per gentile concessione della Marù production)
La Tachipirina non risolve molto. Scende un po’ la temperatura, ma è preferibile non rischiare. Decido di attendere l’alta marea osservando dall’oblo ed aspettando il calar della notte. Controllo nervosamente l’orologio, ma dell’alta marea neanche l’ombra. Lo sapevo. Altro che grandeur… E’ solo un grandeur bluff. Il mare è all’orizzonte. Lontanissimo.
Alle 22,05 sale la febbre ed un po’ anche la marea. Ma soprattutto s’illumina l’Abbazia. E’ splendida. E’ una grande notte. L’isolotto è pieno di luci. E comincio a sognare. Ritorna anche mago Merlino, ma senza pentolone. Ha la boccetta miracolosa tra le mani.
(12 – continua)
(km percorsi totali 2850 – km quotidiani 45)
IL VENTO, LASTORIA, IL MISTERO/11
La febbre e la casa di Prevert
Anche questa notte ci ha cullato il vento. Un lento dondolio che a volte si trasformava in altro con scosse prolungate con degli schiaffi ben assestati al nostro Teddy. Ma la notte ci ha offerto anche una romantica sinfonia di gabbiani. Ah che notte indimenticabile. Ecco il grande nord. Mi sveglio alle otto. Esco un attimo per alzare le braccia al cielo stiracchiandomi un po’ e rientro precipitosamente per il freddo pungente. «Ma stiamo in inverno? Abbiamo toccato zero gradi ?»
In diversi punti della costa nord francese sono installati dei centri di controllo. Una sorta di Baywatch (ricordate la famosa serie?). Degli osservatori sulla spiaggia ad uso e consumo di bagnini locali. Ed accanto ad ogni punto di controllo si trovano tutte le notizie utili sulla forza del mare, sul vento, sulla marea ed anche sulla temperatura. Sempre superiore rispetto alle nostre sensazioni.

Proprio come accade questa mattina. Segnalano un 15° assolutamente incredibile. Il freddo è siberiano. Cosa ancora più sorprendente perché da casa ci continuano a segnalare temperatura africane (+ 41°). Ed abbiamo le prime notizie sulle tempeste d’acqua che si abbattono sull’isoletta… proprio di fronte, oltre la Manica.
Vere inondazioni. Per fortuna sulla costa nord francese, il tempo regge.
Si riprende il viaggio con una sorprendente tappa. Ci fermiamo in un piccolo villaggio perché la piccola, la temibile Jade, scopre un cartellone che indica la Maison di Jacques Prevert.

E’ la fine…. Scatta la visita alla casa del poeta. Jade è una fanatica delle poesie di Prevert. Le scarica da internet. Ha una collezione invidiabile ed usa spesso frasi d’amore del poeta.

Dopo la visita (questi francesi si fanno pagare a caro prezzo anche l’aria) istruttiva, ritorniamo sulla costa, seguendo il vento, seguendo il mare.
Raggiungiamo cap Hague intorno alle ore 12. Solito parcheggio riservato per Teddy e lunga passeggiata sul promontorio. Le falesie sono splendide come tutta la zona. Vediamo il faro e le piantagioni che si muovono da destra verso sinistra creando un moto ondoso sulla collina.

Dopo una piccola sosta pranzo, ripartiamo proseguendo sulla costa. Non mi sento in forma. Ho un po’ di nausea. Ma non ci penso troppo. Riprendiamo la D901, la nostra strada costiera toccando diverse località: Pierrex, Montmatre sur mer ed altri piccoli villaggi. Ci fermiamo a Grenville, in un grande parcheggio riservato, alle spalle dell’acquario ed in una zona dove si è consumata un’altra storica battaglia dopo lo sbarco. Ci sono ancora i resti delle fortificazioni difensive tedesche, i cunicoli, il filo spinato, le casematte sul promontorio. Quando esco mi accorgo di avere i brividi. Ma non per lo spettacolo. Ho 38,2°. Ho la febbre che mi butta giù. Rientro tremando, subito coccolato e con le gocce di tachipirina a portata di mano. Le coccole durano poco. Mi lasciano solo. Escono tutti per raggiungere il centro prima del calar della notte. E così trovo riparo tra le lenzuole e il mio fidato sacco a pelo. Studio un po’ le cartine geografiche e rifletto, «Devo riprendermi… domani mi aspetta Mont S. Michel. La temperatura, tra alti e bassi si mantiene sui 37,7°. Di notte avrò gli incubi, sognando gufi, gnomi, streghe e pentoloni con l’acqua bollente (per chi?) ed uno strano mago. «Sarà mica Mago Merlino?»
(11-continua)
(km percorsi totali 2805 km quotidiani 179)
IL VENTO, LA STORIA, IL MISTERO/10
Verso la Bretagna
Partenza alle 9,30 da Arroumaches. Incrociamo tre famiglie italiane in un’altra area di parcheggio e perdiamo almeno un’ora in chiacchiere inutili e impressioni di viaggio. Raggiungiamo intorno alle 12,30 Onettaville, dove si trova il famoso promontorio conquistato dai rangers inglesi dopo una durissima battaglia. E’ un’altra famosa zona della Normandia nota soprattutto come il Ponte Du Hoc.

Ci sono ancora i resti delle fortificazioni tedesche con una incredibile serie di cunicoli per la retroguardia tedesca.

Restiamo a lungo nella zona e vistiamo uno dei più importanti cimiteri di guerra americani.

Su una vasta collina l’impressionante sequenza di oltre novemila croci bianche.

Proprio di fronte ci sono le spiagge di Utah beach e Omaha beach, i due settori

dove sono sbarcati migliaia di militari americani e inglesi (negli altri due erano presenti anche truppe canadesi). Poco più giù si trovano altri due cimiteri di guerra, inglese e tedesco.

Un pezzo importante della nostra storia è stato scritto in queste terre. Lasciamo un piccolo pensiero… il resto nella nostra testa. Usciamo dal cimitero e riprendiamo la rotta del vento, della storia… del mistero.
In poco tempo ci troviamo a Port Banfleur, deliziosa cittadina di mare sempre più vicina allo stile bretone. Piccole casette a mattoncini con tetti grigi e coloratissime insegne in legno. Socchiudo gli occhi e l’immagino nel periodo invernale, con un po’ di nebbia, la luce soffusa ed una pioggerellina sottile. Un omaccione con tatuaggi su tutto il corpo, una benda nera per coprire la classica ferita all’occhio ed un barilotto di rum che porta alla bocca. Barcollante, ma ben intonato cantando a squarciagola un’antica nenia…
Dunque, dicevamo… volevamo pernottare a Port Banfleur, ma non troviamo posto. Ci dirigiamo verso il camping municipale di Cherimborg (23,50 euro per la notte). Per la prima volta ci chiedono il passaporto del salsicciotto (Marù) che allunghiamo con un pizzico di orgoglio, sottolineando la linea di sangue blu: Maruzzella dell’Ontario figlia di…», ma il titolare del camping sghignazza canticchiando Maruzzella ed io comincio a sbuffare contro i francesi…
Per la prima volta ceniamo con un piatto tipico delle nostre scorribande europee, spaghetto con salsa tonnata. Diamo fondo alle riserve di formaggio francese e degustiamo un cidro della Normandia che non ci appassiona (molto meglio i nostri aperitivi). Il cielo è coperto. Piove e la temperatura cala sensibilmente. Vediamo la spiaggia dietro alle solite collinette (dune), ma rientriamo subito per un vento siberiano che frena la nostra curiosità. Ci chiamano da casa segnalando temperature tropicali (40 gradi) e non oso rispondere, «Noi siamo intorno agli… enta».
«Ah trenta…Beh fa meno caldo…»
«No, …enti…» Non dico la verità: al massimo ci troviamo a 15 gradi.
Ci sistemiamo preparando la prossima tappa, seguendo la costa siamo molto vicini alla Bretagna e a Mont S. Michel.
(km totali percorsi 2626 – km giornalieri 148)
(10 – continua)
IL VENTO, LA STORIA, IL MISTERO/9
Puf, puf... e le spiagge dello sbarco
Sveglia d’altri tempi al porto di Honfleur e prima litigata in terra di Francia. Cercavo dei croissant che trovo in una boulangerie (l’unica aperta alle 7,50) nella piazza centrale. Noto una pepito (una specie di croissant con palline di cioccolato) e due semplici cornetti con crema. Ordino e pago con banconota da venti euro. La simpatica e poco avvenente signora al banco con gestacci comincia a chiedermi spiccioli in un francese sempre più stretto e veloce. «Non ho monetine…», replico in un perfetto slang italo-inglese e lei sbuffa, letteralmente, «Puf…puf…puf…» ad ogni gesto.
Cerca il resto e continua a sbuffare, «Puf, puf… puf, puf…». Mi allunga il resto e senza guardarmi begli occhi continua a sbuffare. Sarà un tic. Per simpatia comincio a sbuffare anch’io, «Puf, puf…», raccogliendo la colazione a base di croissant. Esco dal negozio ed incrocio un altro cliente, sbuffando, sempre più convinto, «Puf, puf…puf, puf…puf, puf…». Mi guarda allibito. Continuo a sbuffare lungo la strada fino a quando non raggiungo Teddy.
Mi metto alla guida e sbuffo, scegliendo una meravigliosa stradina interna, la D514, la strada costiera. Riusciamo a vedere la prima spiaggia del famoso sbarco, fino a quando raggiungiamo il Pagasus Bridge, uno dei tanti musei dedicati al D-day.
Vincendo l’insofferenza di Noah, mi fermo per visitarlo. Jade si tuffa nella storia e comincia a rompere con una serie incredibile di domande. Riesce ad entrare anche Marù, mirabilmente camuffata dentro una borsa.
Per la prima volta vediamo la… guerra. Quella vera. Devastante. Nel museo sono sistemati vari cimeli ben conservati e le lettere dal fronte di giovani americani, inglesi, canadesi alla vigilia della grande missione. Non avevano grandi particolari sullo sbarco. Non conoscevano neanche l’ora e il giorno della missione, ma "sentivano" di andare incontro alla morte. Era il D-day (6-6-1944).
Quasi una intera generazione è morta su questa spiaggia… (americani, inglesi, canadesi francesi, tedeschi).
(la ricostruzione del Pegasus Bridge)
Usciamo dopo oltre un’ora. In silenzio. Pensierosi. Anche "l’insostenibile leggerezza dell’essere", la terribile Noah. Jade continua a bersagliarci di domande. Usciamo dal museo attraversando il famoso Pegasus Bridge costruito e difeso da una brigata inglese, supportata da decine di militari americani).
Riprendiamo il giro sulla costa nord della Francia, toccando Oustreham, Courselles, fermandoci ad Arromaunches intorno alle ore 18.
(Arroumanches vista dalla spiaggia)
Una piccola passeggiata per il centro dopo una sistemazione avventurosa in un’area di parcheggio strettissima alle porte della strada principale. Non c’è molto da fare.
Ma la cena è assicurata con le moules dell’Atlantico e un buon vinello bianco d’oltralpe.
Si va a nanna al primo calar della sera (intorno alle ore 22,40), ma solo dopo aver visto un altro tramonto fantastico sulla spiaggia.
C’è l’alta marea in calo. Alle sette del mattino segnalano la bassa marea al top e per i turisti è gran festa con la solita caccia ai molluschi.
(km percorsi totale 2478 – km percorsi giornalieri 90)
(9 - continua)
IL VENTO, LA STORIA, IL MISTERO/8
La Normandia, Honfleur e il brindisi
Partiamo da Violet Sur Mer intorno alle 10,20, sotto la pioggia che ci accompagna per tutto il tragitto. E’ una giornata grigia. Autunnale. Coperta, senza spiragli per il sole. Ma il vento ci regala la sorpresa nel pomeriggio, con qualche schiarita. Il nostro percorso è semplice, in direzione del mare, sempre ad ovest. Dopo aver attraversato decine di villaggi, ci fermiamo a Honfleur, intorno alle 18, in una piccola area di sosta accanto ad un piccolo e ben tenuto porticciolo.


Visitiamo il centro di questa ridente cittadina ricca di storia e negozietti che vendono tutto, soprattutto cose inutili e costose.

Alla fine della passeggiata qualche euro lo perdiamo per un gelato, una baguette al cioccolato, qualche cartolina per deliziare la nostra collezione e decalcomania della città.

Le case ricordano lo stile alsaziano.

Suggestiva piazza S. Caterina dove sorge una chiesa del seicento tutta in legno con delle navate che si perdono alla nostra vista. Unica nel suo genere. Come il tetto che ricopre quasi tutta la facciata.

Prima di raggiungere Honfleur, attraversiamo il ponte della Normandia (chi l’ha visto con quella pioggia? Cinque euro il pedaggio). Ha solo due pilastri che reggono l’avveniristica costruzione sul mare che attraversa tutta la baia.


Ancora prima abbiamo intravisto Le Havre. Impossibile fermarsi per la tempesta d’acqua. Ma con Teddy ci siamo persi nel centro, cercando anche gli angoli più nascosti della città.
A Honfleur Marù conquista due francesine che chiedono informazioni su quello strano pallone ovale di pelo.
Ritorniamo da Teddy per la cena che sarà a base di riso. Con la salsina rossa per Jade, al pesto con spolverata gigantesca di formaggio per Noah e tricolore per me e Patty. Scelgo un Bordeaux rosè superiore anno 2005 e rimpiango gli ottimi vini italiani. E’ leggermente frizzante, con retrogusto incerto. Se vogliamo dire tutta la verità sa anche di tappo. Vorrei riportarlo indietro alla vineria appena visitata.
Nell’area di sosta ci ritroviamo in una marea umana di italiani. E’ l’occasione giusta per festeggiare a poco più di un anno la coppa del mondo in terra francese. S’improvvisano samba ed escono fuori anche i tricolori. Si sfiora più volte la rissa con i simpatici amici d’Oltralpe. Mi limito ad osservare, tirando fuori una gigantografia di Cannavaro che alza la coppa, non so come mai dimenticata nel ripostiglio di Teddy. Altri tirano fuori dello spumante (italiano doc) e nella notte si brinda con inaccettabili bicchieri di plastica.
(8 – continua)
(km percorsi 150 totale km 2388)
IL VENTO. LA STORIA, IL MISTERO/7
Dalla Cote d’Opale alla cote d’Albatros
Ripartiamo da Audrelles intorno alle 11. Senza fretta. Oggi è una giornata di trasferimento. Restiamo sulla strada costiera. Seguiamo la rotta del vento. Attraversiamo tutta la costa d’Opale ed entriamo nella costa d’Albatros. Cambiamo i colori, non il vento che ci sospinge in questo percorso sulla costa nord francese. Passiamo a Le Criyote, ma non ci fermiamo. Delusi dalla cittadina ed ancora di più dall’area di sosta. Il tempo resta variabile. Di notte piove e il vento si alza, di giorno le nubi sono spazzate via. Ma il cielo minaccia sempre copiose precipitazioni. Quando chiamiamo a casa per avere le prime notizie dal Belpaese, le solite storie: «Ragazzi si muore. Ci sono oltre 40°»,,, mah. Non abbiamo il coraggio di rispondere. Dalle nostri parti segna massimo 21°. Dopo un bel po’ di chilometri ci fermiamo in una piccola località, Vioulettes. Si trova in una piccola insenatura. Per i francesi è una località con charme. In realtà sul lungomare sono sistemati diverse casette che solo per una questione di stile non definiamo una sorta di baraccopoli. Ma in questa incerta località esiste una discreta area di sosta per il nostro Teddy. Tutta in erba. Manca la colonnina elettrica, ma c’è la possibilità di effettuare senza particolari problemi tutte le operazioni di carico-scarico. Ormai sono diventato un esperto. Prima o poi ve ne parlerò… In questa area si paga poco (circa tre euro la notte). Usciamo per un giretto esplorativo. Vioulettes non offre molto. Quindi… mi tocca il paracadute. Pardon, l’aquilone di Jade. Questa volta è un’altra storia. Si alza in volo senza problemi disegnando scie incredibili ad un passo dalle nuvole. Sempre di più… sempre di più… volo per ore nei cieli della Francia. Vedo quei bei tetti grigi e i vigneti. Così piccoli, così piccoli da non crederci. Vino e champagne sono solo invenzioni.... Intravedo Parigi ed anche l’isoletta Oltre manica.
E poi, le spiagge senza mare. E il vento mi porta lontano, lontano, lontano… «Papi, Papiiiii, PAPIIIIIIIIIII… mi vuoi dare l’aquilone? L’aquilone è mio….».
«Oh scusami….». Così, cedo a malincuore il comando del paracadute. E comincia il volo Jade. La serata è freddina. Giusto per un bel maglione. Si cena a base di funghi. Ancora una volta rinunciamo alle Moules fritte.
Alle 22,30 i primi colori della notte. Sfida a Uno con tutta la famiglia. Perdo malamente. All'una di notte (non mi concedono la rivincita) si va a nanna. Per la prima volta uso il sacco a pelo. La temperatura scende ancora di più. Nel silenzio della notte annuncio con emozione, «Domani sarà il giorno della Normandia…». Il messaggio viene accolto con il solito entusiasmo dal resto della ciurma.
«Eddormiiiiii…». «Ma zittooooooo!!!». «Sei impazzito Papiiiiii», «Ma ti senti bene?»
Ho quasi le lacrime agli occhi per la gioia che trasmettono e rifletto, questa volta silenzioso, sulla tappa del giorno dopo. «Ah che bella notte…»
«Silenziooooooooo!»
(7 - continua)