Il villaggio dei bambini perduti
“Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla sua testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo”.
Carlos Ruiz Zafon
Si può scrivere guidati da un libro che non c’è? E’ come la musa che non t’ispira mai, ma sai di trovarla dietro l’angolo dell’immaginazione. In fondo si tratta di scrivere quelle pagine vuote che ritrovi da una vita nel cassetto dei sogni. Bianche, pure ed un po’ impolverate. Oppure si può scrivere guidati dal libro che leggi che svela col tempo un racconto così misterioso e originale da prenderti per la gola, come un peccaminoso divoratore di libri dimenticati.
Storie, racconti e favole. O solo il ricordo che riaffiora di un libro che hai già stampato nella tua mente. Cosa importa. C’è l’inizio della favola impossibile d’un qualsiasi Natale. Siete pronti? Vi accompagnerò tenendovi per mano nel villaggio dei bambini perduti… Attenti, è una favola: non so dove ci porterà. Come sempre!
(1-continua)