brugue

Il giorno è sempre più oscuro, sarà forse perchè è storia, sarà forse perchè invecchio... Scusatemi per la citazione di Francesco...
martedì, 25 novembre 2008

La stagione invernale
e la dura vita del papi-coach


Tre mesi di duri allenamenti. Senza alcun torneo. Solo una gara amichevole con una pari età (vinta con un convincente 6-3 6-3; l’anno scorso aveva perso con un netto 6-2). Ecco la dura vita di una pseudo tennista. Dunque settembre, ottobre e novembre a ripetere in modo anche estenuante dritti incrociati, rovesci incrociati, lungolinea, smash, volè, colpi in avanzamento ed altro. Seguendo tecniche moderne, preparazione atletica adeguata e tanti altri piccoli accorgimenti. Neanche un confronto. Neanche il master che pur s’era guadagnata sul campo.
Parliamoci chiaro: è dura la vita d’un papi coach. Siamo in piena crisi d’astinenza da tornei e furibonde litigate con gli altri genitori. Ma questa è la stagione invernale della pestifera Jade che riserva sempre tante piccole ed incredibili sorprese. Già, dovrei aggiornarvi sulla vita tennistica della peste e del papi. Dunque, andiamo con ordine. Partiamo dal papi in crisi d’astinenza da competizione agonistica.
Dopo aver seguito con gli occhi, per una intera stagione sulla panca, quelle maledette palline gialle, ha deciso di tornare sui campi. Era l’unico modo per ingannare il tempo. Soprattutto per non perdere la sempre possibile sfida sul campo: papi coach- peste. Non avevo alternativa. Il mio tennis datato (almeno dai tempi di Panatta e Barazzutti, Connors e Mcenroe e non da Laver come affermano con supponenza i maestri) meritava un aggiornamento tecnico. Così tra alti e bassi e con difficoltà estreme per ritagliare un po’ di spazio al mio esiguo tempo libero, ritorno sui banchi della scuola tennistica. Osservo con distacco quei birilli gialli che segnano il campo e mi rassegno a ripetere colpi di diritto e rovescio con le nuove impugnature. Mi manca il fiato. Ma non mi rassegno. Subisco i soliti attacchi, «Cambia l’impugnatura sul rovescio, gira quella racchetta, piegati sulle ginocchia. Non partire così in alto, lavora quella palla…»
I compagni di sventura, due donne e due uomini, reggono il gioco dei maestri. Fanno finta di niente. Si consolano con un bel colpo e si avventurano in incredibili varianti di dritto e rovescio. Tutte le lezioni terminano con l’agognata sfida finale, tra gli allievi, ai punti. Stanchi, sudati e distrutti ci prepariamo all’insolita girandola di punti, beccandoci come dei bambini. Ed è in quel preciso istante che scatta una molla interna. Inarco la schiena e comincio a saltellare con rinnovata energia a bordo campo. Osservo quella maledetta pallina gialla e quell’incerto servizio debole ed alto della povera sventurata, buttandomi come un falco verso la rete. Avanzo come un forsennato, mi giro a novanta gradi, in posizione perfetta con il piede opposto al dritto, sposto tutto indietro la racchetta, mimo un colpo in avanzamento e zac... fermo nell’aria la padella, gioco con il polso, aspettando la lenta ricaduta oltre la rete della pallina. La classica palla avvelenata. Una smorzata d’altri tempi. Osservo la smorfia di dolore dell’avversaria, sorrido beffardamente. Sottovoce mi scappa un Vamos… e torno al mio posto. Lentamente. Ascolto silenzioso i commenti a bordo campo (maestri compresi), «Che carogna…». Saltello sulla linea di fondo campo, pregustando un’altra risposta a quel servizio incerto, lento e terribilmente alto…
Ecco le mie lezioni invernali in attesa delle competizioni vere.
«Papi, papi, perché non racconti della sfida con zio Luccio?».
Cosa fai qui ancora in piedi? Perché non vai a dormire pestifera…
Beh anch’io ho fatto un errore. Prima del ritorno in campo (con i maestri  per intenderci), ho accettato l’insolito invito di mio cognato. Voleva giocare a tennis.
Ok, mi porto anche la piccola peste…
«Jade? Finalmente scopriremo il gioco della piccola…»
Già. Dopo qualche palleggio mio cognato non aveva dubbi: «Facciamo divertire la piccola, lei gioca da sola e noi il doppio…»
Facciamo divertire la piccola? Eccome. Ha stravinto 6-4 4-1. Il secondo set è stato interrotto per evidenti  segni di nervosismo della coppia.
«Che fortuna, tutte sulla riga… Ma cosa mangia? Dinamite? Ma non si ferma mai? Ok basta, così non si gioca…».
Abbiamo incrociato le racchette all’ennesimo colpo fortunato: un impossibile rovescio incrociato strettissimo…
Lei alza le mani al cielo, toccandosi i capelli: «Tutto qui… Non mi avete impegnato»
Vi risparmio il seguito.
Ma per la peste è cambiato tutto. Ora si fa sul serio: gioca sempre. Per decisione del maestro. Sei giorni su sette. E la vita tennistica comincia a prendere un’altra piega. Riprendono anche i tornei. Saranno fuori regione. E per il papi-coach sarà sempre più difficile riproporre la sfida in campo (per fortuna). 
postato da brugue alle ore 23:35 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: sport, storie, tennis



Commenti
#1    28 Novembre 2008 - 11:14
 
ahhhhh, Jade2 La vendetta!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Princy60

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Chi sono

Utente: brugue
Bruno Guerriero
L'età? Uagliò... la vita è già difficile...
Sono giornalista, uno dei tanti. Lavoro in un quotidiano. Lavoro? Va bene, va bene... dite quello che volete.
Amo scrivere, leggere e viaggiare. Raccontare storie. Più o meno credibili.
Riesco ancora a sognare e qualche volta m'incaz...
Credo nelle solite cose: la manina di Dio di Maradona, le rovesciate di Bonimba e in un mondo migliore. Ma questo fa parte dei miei diciotto anni.
Ecco, credo ancora nei miei 18 anni.
La mia email brugue@interfree.it


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