brugue

Il giorno è sempre più oscuro, sarà forse perchè è storia, sarà forse perchè invecchio... Scusatemi per la citazione di Francesco...
giovedì, 04 dicembre 2008

Il villaggio dei bambini perduti/2
La storia di Oscar


Come ci sono arrivato in questo luogo? Non lo so… Non lo ricordo. Non conosco neanche le viuzze e nessun bambino che dimora nel paese che non c’è. Non ci sono orologi perché il tempo si è fermato. E nessuno ha più memoria. Almeno per ricordarsi, chi è? Quanti anni ha? Dove abitava prima? E soprattutto perché ci sono solo bambini in questo strano villaggio? Ma c’è un altro mistero: i nostri genitori. Sono ancora vivi? Dove si trovano?  E dietro la nostra foresta esiste un altro mondo? Tutto qui. In questo villaggio c'è tutta la nostra vita. Ah scusatemi… non mi sono ancora presentato: mi chiamo Oscar. Almeno credo. Ho… forse 11 anni. Vivo dietro quell’angolo. Nella mia casetta di lamiere. Al riparo sotto la grande quercia. Trascorro il mio tempo (tempo?) a contare le notti e le giornate nel villaggio di Vattelapesca… Ma non vi ho ancora detto l’altro problema… (problema?) del nostro villaggio: per uno strano sortilegio non invecchiamo. Restiamo piccoli e siamo prigionieri del nostro mondo incantato. Non riusciamo a trovare la giusta strada per lasciare il villaggio dei bambini perduti...
(2-continua)
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lunedì, 19 maggio 2008

TORNEI A SQUADRE ED INDIVIDUALI
L'insuperabile papi-coach/3


All'età di mia figlia (ormai undici suonati... l'altro ieri) i tornei di tennis si caratterizzano perché individuali o a squadre. C'è una grande differenza. In primo luogo, nei tornei a squadre la figura del maestro-tecnico è fondamentale. Può intervenire e consigliare le piccole... pesti.
Nei tornei individuali è assolutamente vietato sedere accanto alle tenniste,  ma sornione interviene il padre-coach... dall'esterno. Una presenza inquietante e misteriosa, accompagnata da gesti ed urlacci di incoraggiamento e da epiteti irripetibili.
Tra le ultime esibizioni (è un modo di dire per nascondere le cocenti sconfitte) ho assistito ad una due giorni indimenticabile in in un posto meraviglioso che, per ragioni diplomatiche, non posso citarvi.
Dunque mia figlia, la temibile Jade, per non so quali meriti sportivi, viene selezionata, nella sua categoria (all'epoca dieci anni suonati), per partecipare al torneo regionale tra le migliori in assoluto del tennis campano. La selezione giunge al termine di una serie di incontri tra le migliori tenniste provinciali ed ovviamente la piccola peste perde proprio la finale decisiva (6-4 6-3 per la cronaca) nonostante i consigli e le urla del papi-coach dalla tribunetta...
Dunque... viene sbattuta fuori... Noooo, troppo facile. I maestri si riunicono e decidono di convocarla come... riserva. Dicono: è brava. Deve fare esperienza. Poi, con aria di circostanza aggiungono al papi coach, «lei non può capire... ma la ragazzina ha grinta...». Incasso il colpo e rinuncio ad un sospirato weekend al mare e mi organizzo per l'ennesima trasferta tennistica.
Mi porto un po' di libri, tanto per ingannare il tempo. Mia figlia non giocherà e il papi coach intende rilassarsi, affidando alla moglie le relazioni tecniche specifiche sulle ragazzine-tenniste più forti. Nel primo incontro, a squadre, accade l'imprevedibile. Il team di mia figlia è in netto vantaggio, ma c'è un singolare che non termina. E' una gara estenuante. Finirà per stanchezza dopo tre ore e un quarto di gioco. Ma c'è un  problema: la ragazzina deve giocare il doppio nella gara successiva. E' distrutta e mentalmente svuotata. Il maestro si gira e senza perdere tempo: Jade prendi la racchetta, tocca a te.
Incredibile. Entra in campo contro due bisteccone. Più grandi di lei perchè hanno almeno dodici anni. La peste non si fa pregare. Poco prima rompeva a tutti perchè palleggiava fuori dai campi contro un muretto o con amichette conosciute sul posto. Il papi-coach è letteralmente preso da trance agonistica e sopratutto inca...volato perchè era giunto all'ultimo capitolo di uno dei tanti libri di Dan Brown... Ripongo il volume e mi sposto sul campo per il doppio.
Dai primi colpi già si comprende come andrà a finire: sarà un massacro.
Mi accorgo di essere circondato da maestri federali che cominciano a chiacchierare... Si parla del torneo, delle ragazzine viste in campo fino a quel momento e ad un certo punto parlano di... jade. Qualcuno chiede notizie su quella ....piccoletta. Fischietto inquieto. Riprendo il libro tra le mani perchè non oso spiegare che, in fondo era solo una riserva. Una piccola peste con una padella in mano...
«Però che grinta... non è male tecnicamente... forse un  po' fallosa... Deve lavorare sul dritto... ma che bel rovescio...»
In quel momento decido di riporre il libro e dispensare consigli tecnici alla piccola peste. «Attenta sotto rete... concentrata... piegati sulle gambe... più regolare...»
Fa caldo. Indosso un cappellino con i colori sociali di Wimbledon ed un paio di occhiali a specchio che mi coprono gran parte del volto. Ho una magliettina Nike alla marinara ed un jeans firmato. Mia moglie mi guarda. Ondeggia con la testa ed allunga il dito al naso, invitandomi ad un doveroso silenzio. Sui campi da tennis non si parla per non deconcentrare le atlete.
Riprendo il libro di Dan Brown e mi concentro su un finale inquietante...
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domenica, 27 aprile 2008

LA GARA DEL PAPI COACH
(2- La vita di una temibile tennista)


Arriva il giorno del grande match. Scopri (con il solito ritardo) da tua moglie che la piccola peste deve giocare in un pomeriggio infrasettimanale quando sei clamorosamente impegnato con riunioni ed altro. E con la solita indifferenza affronti l’improvviso impegno sportivo. Solo all’ultimo avverti la famiglia, «Ok mi sono liberato ho cinque minuti di tempo. Vengo…». 
E tua moglie, «Senti brù … se rompi ogni cinque minuti che devi andar via…».
Così ti accorgi quanto sia importante la presenza del papi coach. Per la piccola. Per tutti.
Finalmente una gara di torneo. Dopo mesi di discussioni incredibili ed improbabili, agli allenamenti di tua figlia con genitori che hanno alle spalle anni e anni di tennis. Li guardi con aria incredula ed avverti tutto il tuo peso e la responsabilità, affrontando con coraggio la discussione cardine: «Tua figlia è migliorata notevolmente…» ed io sornione, «Beh non posso lamentarmi, studia. La maestra le ha…»
«La maestra? Veramente abbiamo un maestro federale…»
Cerco aiuto da mia moglie guardandola intensamente. Ma lei si allontana, ridendo. Silenziosamente…
Ed io sicuro, «Già, già ha ragione…»

L
La gara di torneo. Inizia dalle qualificazioni. Mia figlia mi parla del tabellone ed io fingo assoluta ignoranza in materia. Mi parla dei sorteggi. Di fortuna e bravura delle avversarie. Per me sono solo delle under 12.
La partita di tennis in un torneo del genere è particolare. In realtà è una doppia partita. Si gioca in campo e sugli spalti. Ma la gara più difficile è quella che affronti con i genitori –allenatori avversari. E’ una sfida sottile. Fatta di battute. Di aces. Di voles e di rovesci incrociati. E’ difficile spiegarlo, se non vivi intensamente una gara da papi coach. Intensamente e  nervosamente. Guardando l’orologio, riflettendo, «ma quando finisce?» Perché devi tornare al lavoro…
L’ultima gara disputata da mia figlia è stata semplicemente… lunga. Ma ricca di colpi di scena.
Ha affrontato un’altra piccola peste con genitori allenatori insuperabili. Anche questa è stata una doppia gara. Difficile. Nel primo set, come spesso accade quando gioca Jade, non c’è stata storia. Ha perso 6-0.  La piccola peste ha due soprannomi «Piccolo diesel» e «Gazzella». Vi risparmio le spiegazioni. Dopo il 6-0 ho compreso che dovevo usare la tattica «Cassius Clay». Non avevo alternative. Anche per i continui suggerimenti offerti dai genitori allenatori avversari. «Dai piccola, che abbiamo da fare. Chiudi in fretta il match con questa “patata lessa”».

Jade in campo
Quando ti accorgi che hanno dato della «patata lessa» a tua figlia non sempre riesci a consumare e metabolizzare in fretta il concetto. Ma sai che è solo una provocazione diretta al papi coach.
Vi ricordate il più grande match nella storia della boxe? Nooooo. Va bene, Vi tolgo dalle secche dell’incoscienza senile. Foreman – Cassius Clay. Il grande Mohamed Alì sapeva di affrontare un bisonte energumeno, nettamente più potente. Si chiuse a  riccio in un angolo subendo per sei lunghe riprese una serie impressionante di colpi ai fianchi. Si proteggeva con la guardia alta ed ogni tanto lo provocava: «Forza colpiscimi scimmione…» E Foreman cadde nella trappola. Si buttò come una furia senza pensarci sopra. Finendo le sue energie mentali e fisiche. Quando Clay decise di uscire dal guscio. Improvviso. Come una farfalla. Due ganci, un uppercut micidiale ed altri colpi improvvisi che Foreman non vide, ma sentì,  barcollando e cadendo pesantemente a terra.
Anch’io sul sei  a zero per l’avversaria stavo stretto in un angolo. Subendo ogni serie di colpi. A volte micidiali e con una guardia neanche troppo alta. Ma Jade non rispondeva alle sollecitazioni. Con un gesto inequivocabile, dagli spalti le avevo suggerito discretamente di far correre quella dannata ragazzina da una parte all’altra del campo per non farla ragionare e soprattutto sparare quel dritto potente. All’inizio del secondo set, mai rispondendo alle provocazioni, dei genitori-allenatori, ho tentato l’ultima carta affidandomi alla boccetta miracolosa. Alla Trapattoni. Mi rigiravo da una mano all’altra la bottiglietta del Tea di mia figlia, pensando a tutte le possibili soluzioni tecniche per venire a capo del match. Così pensando intensamente all’eventualità che l’avversaria fosse presa da una crisi fisiologica. Del tipo, «un attimo devo correre in bagno», rimanendo per ore bloccata dentro. Andrebbe bene una vittoria a tavolino. Per l’assenza dell’avversaria. Potrei tornare anche presto al lavoro. Mentre la boccetta magica non cambiava le sorti dell’incontro (ma il tea di mia figlia era buono), la «piccola diesel» entrava in carburazione. Vince il secondo set con un clamoroso 7-5. Il papi coach ha resistito alla facile tentazione dell’effimera vittoria, ricordandosi della tattica «Cassiu Clay», non incrociando gli sguardi degli allenatori-avversari. Sopratutto rimanendo silenzioso. Dall’altra parte la sofferenza era evidente. «Ma cosa combini? Come si fa a perdere un  set con una «patata lessa»?»
Verso il finale del terzo set, sempre più delicato (in campo si va al tie-break), decido di affondare il colpo risolutore e chiudere la mia gara.
«Complimenti per vostra figlia. Comunque vada è stato un bel match. Da quanti anni gioca a tennis?».
Il padre non si accorge della trappola e la moglie è solo presa dal raptus agonistico, «Ma credo sei anni… Ha iniziato presto a giocare a tennis…»
Ecco il momento tanto atteso. Pregusto la vittoria e la vendetta da papi-coach. Con calma, studiando le pause, affondo, «Capisco… Beh la mia gioca a livello agonistico da settembre…»
E con malizia conto i mesi esaltandomi ad ogni smorfia del padre avversario e della madre che deglutisce nervosamente rischiando una crisi respiratoria, «Uno…due…tre…quattro…cinque…sei…credo sette. Sì, sono sette mesi. Gioca da sette mesi a tennis… Sì, sono proprio contento dei progressi che ha fatto!».
Il padre sprofonda con lo sguardo perso nel vuoto. La madre, sempre più rossa in volto, tossisce per respirare. La gara in campo termina al tie-brek (6-0, 5-7, 7-6) in favore dell’avversaria, ma i genitori allenatori sono scuri in volto, ripensando alla «patata lessa».
Mia moglie divertita, «Non ti porto più…». E Jade urlando a fine gara, «Papiiiii il mio tea…»
«Oh scusami piccola… avevo sete».
(2-continua)   

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domenica, 27 gennaio 2008

27 gennaio

“I campioni non permettono che il minimo dubbio di perdere li sfiori. Essi possono perdere due sets ed essere sempre sicuri di poter vincere.”  (Frank Sedgman)

(Jade) ...Papi non toccare la coppa!
???
(Jade) Usa quel fazzoletto...
Cosa?
(Jade) ...mi fai le ditate sopra...
Argh!

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domenica, 20 gennaio 2008

20 GENNAIO

Essere o non essere, giocare o non giocare (brugue)

Mi tocca riparlare della temibile Jade. Questa volta ha vinto. Anzi, è stato un piccolo trionfo. Primo posto assoluto nella seconda tappa della coppa Rita. Parliamo di tennis e delle prodezze della peste. La giornata,  tra l'altro, era iniziato in un modo piuttosto teso. Jade ha incrociato il biondino. C'è stato uno scambio al fulmicotone.
«Ciao cretina...». «Ciao, anche tu al torneo. Che  partecipi a fare? Per perdere tempo...». Ho tirato per la tuta la piccola per evitare la rissa. 

giada gioco2
Mi ha raccontato il maestro che quando non si prende per i capelli con i ragazzini, trova il tempo di fare le sfilate. Sì, le sfilate. Ha uno humour anglosassone e quando può sbeffeggia istruttori e ragazzini del corso. Sì, perchè gioca con i ragazzini. Praticamente è un maschiaccio.

giada gioco3
Questa volta in campo si è superata: primo posto nella prova d'atletica, secondo posto nelle battute, sconfitta solo in semifinale dopo una serie impressionate di vittorie 6-0, 6-0 nel torneo di qualificazione e nei quarti in un solo tiratissimo set finiito 11-9.

giada gioco

Ora cominciano i problemi. Ha vinto un'altra coppa. Questa volta decisamente più grande. Rientrata a casa ha iniziato a smontare la mia libreria, «Papi, mi serve spazio per i trofei...»

giada premiata
Non ha atteso un attimo... la peste. Come fermarla dopo un terzo posto ed un primo posto nel circuito riservato alla sua categoria? Ora mancano altre due tappe con grandi chance di qualificazione per la fase finale nazionale... Mah!

giada premio2
Quantestorie recupera quella racchetta appesa al chiodo!!!
Domani si torna in campo!
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sabato, 19 gennaio 2008

19 gennaio

Non aspettare Godot, cercalo... (anonimo)

Qualche giorno fa ho perso un parente strettissimo. Per una serie di circostanze ho rivissuto lo stesso evento luttuoso una seconda volta...
Ma non ho intenzione di soffermarmi sulle vicende private e sull'argomento morte, piuttosto parliamo di sole, colori e luci. Di strane sensazioni che ti portano lontano... Come un viaggio da programmare. Ecco cosa ci vuole: cartine geografiche e matita e una rotta da decidere...
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martedì, 15 gennaio 2008

15 gennaio

“Volete aver tanti amici in aiuto? Cercate di non averne bisogno.”
(Alessandro Manzoni)

Salve. Si riparte (con il blog). Dopo un prolungato silenzio... Ho gettato l'ancora, caro Quantestorie. Ci fermiamo in questo luogo "nonluogo" per un po'. Ma non è tempo di favole e neanche di sogni... Mi dispiace!
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domenica, 25 novembre 2007

TERZO (INCREDIBILE) POSTO
(La terribile Jade!)

E' iniziata la stagione tennistica. La nuova stagione tennistica della peste. Ci sono tante novità che riguardano la terribile Jade. Da qualche mese ha intrapreso un altro corso (ancora più intensivo perchè selezionata dalla Federtennis). Jade ha un modo tutto particolare di dedicarsi a questo sport: partecipa per vincere. Almeno così afferma. Resta il fatto che il vero obiettivo resta quello di dare qualche lezione ai maschietti della sua categoria. Sì, perchè l'aspetto più divertente degli allenamenti di Jade, sono le litigate col biondino e con qualche altro povero ragazzotto che le capita a tiro.
Per farla breve, ieri mattina (altra levataccia alle ore 7,40 del mattino) ha partecipato al primo serio torneo agonistico regionale della sua carriera.

Il torneo di Napoli(tutti i partecipanti al torneo di Napoli)

In quel di Napoli si è ritrovata ad affrontare una trentina di ragazzine di paricategoria (per la verità anche più grandi). E la temibile Jade ha centrato (clamorosamente dico Io) il terzo posto assoluto nel torneo.

Finale a Napoli di Jade(Jade in azione nella fase finale del torneo)

Nel torneo ha vinto la gara di abilità, si è piazzata al quarto posto in quella delle battute ed è arrivata alle semifinali del torneo di tennis con un eloquente percorso (7-0 7-0; 7-0 7-2; 4-6 6-3 2-0 tiebreak; 10-8 ai quarti e 5-7 sconfitta in semifinale).

Premiazione Jade(Jade, la peste, premiata in campo)

Vincendo la prima coppetta della carriera. Ora iniziano i problemi. Pretende la creazione di una bacheca in casa per riporre i prossimi trofei. E vuole spostare in soffitta i miei trofei di pesca sportiva, golf ecc. ecc...
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mercoledì, 07 novembre 2007

SI CHIUDE, CIAO E BUON VIAGGIO...

Ci sono momenti in cui devi fare i conti con la tua storia, il tuo passato… Ci sono momenti in cui devi fare i conti con te stesso. Ci sono momenti in cui quando rifletti sui conti hai voglia di urlare: ma siamo matti… e cambi il gestore del tuo telefonino.
Ci sono momenti in cui non hai voglia di fare i conti. Perché? Hai sonno e vuoi dormire altri cinque minuti. Ci sono momenti in cui ti chiedi, ma chi … siamo? E dove andiamo? E dove ci troviamo? Ma poi rifletti e non te ne fai una sega mentale. Ci sono momenti di grande passione e di forti delusioni. Ma in fondo sono solo aspetti marginali. E quali sono gli aspetti marginali della tua vita? Ed allora rifletti e serioso affermi: ora basta devo darmi una regolata. Così decidi di chiudere almeno il blog. Perché hai deciso di cambiare vita. Hai dato una bella sterzata alla tua vita. Hai fatto la scelta giusta. Perché ti rendi conto che finalmente sei un altro. Poi, non riesci a  dormire. Perché come al più famoso codino (roby per gli incompetenti, va bene va bene… aggiungo anche il cognome Baggio) che ha appeso le scarpette al chiodo, lo stomaco si chiude, ti mordi le labbra (ormai bucherellate), sei preso dai rimorsi. Sudi. Non dormi la notte. Ma quando ti viene in sonno anche Quantestorie che ti punta la zampetta e dice: Ed io che faccio? Sono invisibile. Mi hai reso famoso almeno sul blog… ora vuoi chiudere? Allora sbotti. Esplodi. E noooo pure in sogno? Almeno prima fantasticavo sui miei viaggi. Ora nelle nuvolette gironzola e saltella  un coniglio gigante. Ci sono momenti in cui non hai voglia di dare grande spiegazioni. Della serie il blog è mio e faccio quello che … mi pare! Poi, ti rendi conto che hai voglia di scrivere un bel romanzo d’amore… Oppure semplicemente di continuare a giocare. E conoscere altri amici. Virtuali. Pur sempre amici. Quando organizziamo una gran bella cena?
Ed allora perché chiudere il blog? Perché ho deciso di archiviare il passato. E di aprirne altri dieci, nascondendomi nella rete ed aprire l’insolita caccia al brugue… E chi mi trova? Dieci blog, dieci identità diverse. E se venissero fuori in un solo nuovo blog? Perché no. I dieci, cento, mille volti o pensieri di brugue. Ma senza prendersi mai troppo sul serio. Non avrei il tempo necessario per prendermi davvero sul serio. Ed allora cari amici, vicini e lontani, il blog è chiuso. A voi il compito, se vi va, di seguirne le tracce, di scoprire gli altri volti nascosti di quantestorie&brugue in un nuovo blog. Completamente rinato. Quindi, cari amici vicini e lontani, il blog è chiuso. Sì, Quantestorie. Il blog è morto. Viva il blog!
Ciao e buon viaggio…

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martedì, 06 novembre 2007

IL VENTO, LA STORIA, IL MISTERO/23
Il finale, si chiude!!!
Chiudo i conti del viaggio con qualche numero. I soliti. Tanto per non dimenticarmi che la nota della spesa qualche volta serve... Ho consumato 64 macchinette del caffè per un totale infinito di tazzine. Ho speso 648 euro di gasolio per circa 5500 chilometri percorsi lungo le strade della Francia, della Germania, del Belgio, della Svizzera e del nostro Belpaese. Ho consumato due lampadine (anabbaglianti) cambiate in circa 40 minuti con poche imprecazioni.
Tra le rotonde (in tutte le strade del grande nord sono presenti in gran numero) incontrate lungo il tragitto, quella di Brest resta unica, inimitabile. Il mio record è stato strabattuto. Ho girato cinque volte attorno perchè non trovavo l'uscita giusta. Solo ventiquattro le ostriche dell'Atlantico consumate. Peccato. Qualche bottiglia di vino rosso (francese). Niente di esaltante. E decine di bottiglie di birra belga. Ma in compagnia. Molte non sono state consumate. E fanno parte della mia collezione. Ma non vi invito. Oppure sì. Ma non le tiro fuori!
Ho consumato il solito quaderno strappato di nascosto a Jade. Più un altro sottratto con perizia a Noah. Ben quattro le biro distrutte. Almeno venti operazioni di pulizia completa, più carico e scarico acqua per Teddy. Ho smontato e rimontato sei volte le bici. Mi ricorda la storia dei materassini autogonfianti, ma non autosgonfianti. Il portabici esterno è una favola. Quando non lo usate...  Ma girare in bici per Bruges, in Normandia e lungo la costa Bretone è una gran bella esperienza. Ho avuto almeno tre crisi durante le passeggiate in bici e subito un attacco di panico di Patty (Ricordate? «Lasciatemi... non ce la faccio più», quando ormai si trovava a poco meno di quattrocento metri dal nostro Teddy). Ho perso due gare (calcio) con Jade, con la playstation portatile (insopportabile... le sconfitte!), ma ho stravinto nella prova del rally. Ho provato una cinquantina di volte quel... coso... l'aquilone. Ma non si alzava in volo (tradito dal vento del nord). Ho beccato anche la febbre (due giorni in quarantena). Ed ho provato il boomerang celtico (che palle!).  Ho  visitato almeno sei camping municipali. Ed ho scalato la montagna delle mie incertezze, trovando il guado delle certezze: i francesi sono proprio s... simpatici!. Ancora grazie Lippi, grazie Materazzi e grazie Grosso...
Ho visto un solo menhir in terra bretone. Ma quanti misteri. E' una terra affascinante.
Ho dimenticato troppo in fretta le cose belle del viaggio. Me ne dispiace. Ed ho raccontato sul blog in due mesi il viaggio. Troppo per i miei gusti. Ma questa è un'altra storia. Ve la racconto?
Ed ora che cosa faccio? Chiudo anch'io il blog? Sembra una nuova mania...
Vabbuò ragazzi chiudo con il racconto e forse anche con il blog. Perchè ho troppe cose da raccontarvi. E questo blog comincia ad essere troppo "stretto" per i miei gusti...
Ma l'annuncio è per domani. Entro le ore 12, secondo tradizione.
Ed ora l'ultimo saluto di brugue&quantestorie.
Ciao a tutti e buon viaggio...
(23 - fine)
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Chi sono

Utente: brugue
Bruno Guerriero
L'età? Uagliò... la vita è già difficile...
Sono giornalista, uno dei tanti. Lavoro in un quotidiano. Lavoro? Va bene, va bene... dite quello che volete.
Amo scrivere, leggere e viaggiare. Raccontare storie. Più o meno credibili.
Riesco ancora a sognare e qualche volta m'incaz...
Credo nelle solite cose: la manina di Dio di Maradona, le rovesciate di Bonimba e in un mondo migliore. Ma questo fa parte dei miei diciotto anni.
Ecco, credo ancora nei miei 18 anni.
La mia email brugue@interfree.it


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