Il villaggio dei bambini perduti/4-fine
La magia e il tempo
Magia? Sì, è una piccola grande magia o un sortilegio. Nel nostro villaggio tutti i bambini hanno qualcosa da chiedere alla vita che scappa e a chi dirige il nostro percorso. Tutti hanno qualche domanda che non avrà alcuna risposta. Come l’infanzia strappata senza alcun motivo. Ma nel villaggio dei bambini perduti ho visto solo dei …bambini felici. Non hanno paura del mondo e non hanno paura della solitudine. Non hanno paura della miseria e della malattia. Non hanno più paura del tempo perché un mago senza nome ma dal grande sorriso ha fermato tutto. Anche e soprattutto il tempo. Le lancette non vanno avanti. Hanno solo un ordine: tornare indietro. Lentamente ma inesorabilmente, proprio come il tempo che passa. Ma all’indietro. Così, nel villaggio dei bambini perduti tutti tornano lentamente indietro e le malattie regrediscono. Come i ricordi. E le paure si dissolvono come le nuvole più grigie. I bambini diventano sempre più piccoli e a poco a poco scompaiono oltre la foresta. Tornano dove sono nati. Tornano perché fortemente voluti dai genitori. Tornano all’infanzia che avevano abbandonato. Anch'io presto andrò via. Mi ha raccontato tutto l'unico vero testimone del villaggio dei bambini perduti: la grande quercia. L'unico riparo per i bambini che verranno. Ora sono stanco. Scusatemi. Ho un gran sonno e qualcuno già mi aspetta oltre la foresta. Anch'io ho perso il tempo. Ridivento più piccolo e quasi non ricordo più nulla. Farò in tempo a salutarvi? Già il tempo che passa o che non c'è più...
Che il tempo sia con voi, come il mago senza nome ma dal grande sorriso…
Il villaggio dei bambini perduti/3
Le altre storie
Nel villaggio ci sono tanti bambini. Tutti più o meno legati da uno strano destino: abbandonati dalla propria famiglia. E tutti con un destino segnato. Oscar non lo sa. E’ malato dalla nascita di Aids. Contratto dalla madre e trasmesso al piccolo. La madre non ha atteso molto per abbandonarlo. Non aveva la forza e neanche il coraggio per immaginare una vita normale. Quanto tempo sarà trascorso dall’abbandono? Oscar non lo sa. Anche perché il tempo nel villaggio dei bambini perduti è solo un concetto indefinito.
Ci vive Joseph, austriaco di nascita. Dodicenne? Può darsi. Ha i capelli biondi come il sole e gli occhi d’un verde cangiante. Dorme dentro la cavità di una grande sequoia. Sogna di diventare un grande ingegnere. Non sa di essere segnato da un forma rara di leucemia. I genitori? Persi in un incidente automobilistico. Dalla morte alla vita si è risvegliato nel villaggio dei bambini perduti. Quanti anni fa? Boh. A cosa serve il tempo in questo strano posto nascosto nel bosco immenso ed impenetrabile.
E così Arthur, Jasmine e la bella Seraphine. Ma quanti bimbi si trovano in questo strano posto? Arthur ha le lentiggini ed una età indefinibile come la sindrome di Down che si è impadronita del suo corpo e della sua mente. Anche lui non ricorda più i genitori. In un giorno freddo e piovoso lo hanno abbandonato dentro una sorta di cavità naturale. Davanti all’immenso portone di un casone grigio senza identità.
Jasmine è affetto dalla malattia di Gaucher, un’altra immunodeficienza ereditaria. I suoi globuli rossi sono destinati a scomparire, alterando l’equilibrio del suo corpo in modo devastante. E l’elenco continua. In un vero girone infernale. Girone infernale? Un attimo. Non ho avuto il tempo (già il tempo!) di raccontarvi del sortilegio. Della piccola grande magia…
(3-continua)
Il villaggio dei bambini perduti/2
La storia di Oscar
Come ci sono arrivato in questo luogo? Non lo so… Non lo ricordo. Non conosco neanche le viuzze e nessun bambino che dimora nel paese che non c’è. Non ci sono orologi perché il tempo si è fermato. E nessuno ha più memoria. Almeno per ricordarsi, chi è? Quanti anni ha? Dove abitava prima? E soprattutto perché ci sono solo bambini in questo strano villaggio? Ma c’è un altro mistero: i nostri genitori. Sono ancora vivi? Dove si trovano? E dietro la nostra foresta esiste un altro mondo? Tutto qui. In questo villaggio c'è tutta la nostra vita. Ah scusatemi… non mi sono ancora presentato: mi chiamo Oscar. Almeno credo. Ho… forse 11 anni. Vivo dietro quell’angolo. Nella mia casetta di lamiere. Al riparo sotto la grande quercia. Trascorro il mio tempo (tempo?) a contare le notti e le giornate nel villaggio di Vattelapesca… Ma non vi ho ancora detto l’altro problema… (problema?) del nostro villaggio: per uno strano sortilegio non invecchiamo. Restiamo piccoli e siamo prigionieri del nostro mondo incantato. Non riusciamo a trovare la giusta strada per lasciare il villaggio dei bambini perduti...
(2-continua)
Il villaggio dei bambini perduti
“Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti la sua mancanza di talento, il sogno della letteratura potrà dargli un tetto sulla sua testa, un piatto caldo alla fine della giornata e soprattutto quanto più desidera: il suo nome stampato su un miserabile pezzo di carta che vivrà sicuramente più a lungo di lui. Uno scrittore è condannato a ricordare quell’istante, perché a quel punto è già perduto e la sua anima ha ormai un prezzo”.
Carlos Ruiz Zafon
Si può scrivere guidati da un libro che non c’è? E’ come la musa che non t’ispira mai, ma sai di trovarla dietro l’angolo dell’immaginazione. In fondo si tratta di scrivere quelle pagine vuote che ritrovi da una vita nel cassetto dei sogni. Bianche, pure ed un po’ impolverate. Oppure si può scrivere guidati dal libro che leggi che svela col tempo un racconto così misterioso e originale da prenderti per la gola, come un peccaminoso divoratore di libri dimenticati.
Storie, racconti e favole. O solo il ricordo che riaffiora di un libro che hai già stampato nella tua mente. Cosa importa. C’è l’inizio della favola impossibile d’un qualsiasi Natale. Siete pronti? Vi accompagnerò tenendovi per mano nel villaggio dei bambini perduti… Attenti, è una favola: non so dove ci porterà. Come sempre!
(1-continua)
30 Marzo
Il tempo è solo la tua ombra. Ti segue all'infinito... anzi, fino alla morte! (anonimo o brugue)
IL COLLEZIONISTA DI FAVOLE
Sarà l'ora legale o un sole che finalmente riscalda, ma la pigrizia sembra lasciarmi. Ritorno ma senza ansia da prestazione (tipica da blogger). Torno a scrivere sul mio diario virtuale quando ne ho voglia. Senza tempo. Appunto. Piuttosto rispunta l'istinto da collezionista. Vorrei aprire il blog. In che senso? Chiedervi di partecipare. Come? Con le favole, diamine! Con le vostre storie.
Sono un collezionista di favole e di storie. Ed ho intenzione di pubblicarle tutte. Dove?
Sul mio blog. Vi aspetto. Al collezionista di favole... brugue. Patti chiari: non si vince niente. Solo qualche sogno in più...
CROLLANO I LUCCHETTI DELL'AMORE
E' il peso dell'amore eterno. Alla fine il lampione ha ceduto e i vigili del fuoco di Roma hanno provveduto a tagliare i lucchetti. Ed io che volevo tornare a Ponte Milvio resto a mani vuote. Anzi, con il lucchetto inutilizzato. Vabbuò sarà riutilizzato per la catena della bici. Ma noooooooo... scherzo. Non sono così cinico. Anzi, ho avvertito un po' di disagio quando ho letto la notizia. Ripenso a quelle simpatiche coppie straniere che hanno giurato amore eterno davanti al famoso palo romano. Dovranno ritornare a Roma e ripetere il giuramento davanti ad un altro palo. E ripenso sopratutto ai negozi di ferramenta del posto. Chiuderanno l'attività. Magari con un bel lucchetto davanti alla saracinesca. Non prima di giurare amore eterno a Moccia e a Scamarcio.
E mentre a Roma l'amore ha un peso specifico preponderante, sul lungomare di Napoli i lucchetti sono comparsi su improvvisati pali di legno.
I giovani partenopei sanno che i pali della luce cadono da soli. Con un po' di vento. Sono arruginiti da sempre.
Ma l'amore non crolla. E il mercato regge. D'altronde caduto un palo se ne alza un altro.
IL CONCORSO: ALLUNGHIAMO LA VITA AI LIBRI/5
LA PASQUA DEI MALINTESI (libero seguito della saga di Harry Potter)
scritto da Swan (ha un blog ma è riservato ecco l'indirizzo: Swansong)
Prima di leggere lo stralcio del lungo testo di Swan vi devo qualche spiegazione. Non è proprio un capitolo aggiuntivo, ma una sorta di parodia del libro di Harry Potter che ho trovato molto interessante. Per ragioni di spazio (sono eccessive su un blog 45 pagine dattiloscritte) vi concedo uno stralcio del "fanfiction" come è stata definita dalla simpatica Swansong. E' una bella testimonianza per il gioco-concorso.
LA PASQUA DEI MALINTESI
Erano oramai le undici di sera quando Remus Lupin smise di correggere alcuni compiti in classe e decise di coricarsi.
La finestra che troneggiava sopra alla sua scrivania offriva un meraviglioso spettacolo: la luna si rispecchiava nel lago sottostante creando infiniti giochi di luce e colore, ma il mago era troppo preso dai suoi pensieri per potersene accorgere. Sospirò con aria rassegnata e si prese il mento tra le mani, appoggiando i gomiti al ripiano della scrivania, completamente sommersa di fogli scritti disposti disordinatamente; il professore non era mai stato un cultore dell’ordine.
Oltretutto solo poche ore prima aveva ricevuto una visita decisamente inaspettata …
- Accidenti a me … - Si disse solo vagamente indispettito mentre gettava un rapido sguardo sul suo letto, posto nel centro della stanza; qualcosa o qualcuno si mosse tra le lenzuola celesti, facendo sospirare( per l’ennesima volta in quel giorno ) il professore di difesa alle arti oscure.
- Dormi bello, dormi … - Disse l’uomo, portando il suo pensiero inevitabilmente alla sera prima, quando il suo amico Hagrid lo aveva invitato a Hogsmeade per bere qualcosa.
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La sera prima …
- Congratulazione Remus!!! – Aveva gridato Hagrid col suo solito vocione – Sono davvero contento che ci sei tu per fare l’insegnante quest’anno … ROSMERTAAA!!!!! … vieni carissima porta altro rum che io e il mio amico qua dobbiamo festeggiare! –
Madama Rosmerta arrivò con due bottiglie intere in mano e posò al tavolo occupato dai due uomini cercando di fare il più in fretta possibile, non riuscendo però a evitare una sonora palpata di sedere da parte di un Hagrid decisamente più alticcio ed entusiasta del solito.
- Ma Hagrid, emh … guarda che sono mesi ormai che insegno qui a Hogwarts … tra due tre giorni è Pasqua! – Disse Remus cercando di nascondersi dietro al corpo massiccio del mezzo gigante mentre tutti gli altri clienti del pub si giravano a guardarli bisbigliando tra loro.
- Ah si? – Disse l’altro con enfasi dandogli una pacca sulla schiena che mandò il povero Lupin a baciare il ripiano del bancone al quale erano entrambi seduti. - … Allora festeggiamo la Pasqua!!! Bevi! Bevi!!!! Oggi dobbiamo proprio ubriacarci!!! –
E riempito il bicchiere del professore quasi fino all’orlo, glelo porse
- Allora che farai per le vacanze, la maggior parte dei ragazzi è tornata a casa, non dirmi che resterai a scuola? – Continuò poi il guardiacaccia.
- Umh … si resterò qui, tanto poi è solo questione di una decina di giorni; inoltre sinceramente non avrei il denaro per andarmene in vacanza da qualche parte . –
- Bene, bene … bevi allora! – Replicò l’altro notando il bicchiere ormai vuoto del professore - … Sei sicuro che resti? Non andrai neanche a trovare qualche parente? –
- No, non ho più parenti … - Disse Lupin trangugiando la bevanda infuocata.
- Bene, bene … -
- Come bene? – Fece Lupin osservandolo con sospetto.
- Emh … volevo dire: BENE! Allora beviamoci su! - Si ma … quanto ci costeranno tutte queste bottiglie? –
- Tranquillo Remus, stasera offro io … sei sicuro che non devi fare proprio nessun viaggetto? Non c’è nessuno che potrebbe invitarti da qualche parte? –
- No, proprio nessuno! – Disse piano il giovane mago - … e poi ho delle lezioni da preparare! –
- BRAVO! – Replicò il mezzogigante parcheggiandogli un’altra devastante pacca sulla schiena che fece arrivare nella gola del mago dai capelli ramati stomaco, duodeno e parte della milza …
Anche se agonizzante sul tavolo Lupin riuscì a indirizzare all’altro uno sguardo inequivocabilmente sospetto.
- E’ bello vedere uno che è così attaccato al suo lavoro … bevi bevi … -
Il professore sentiva che c’era qualcosa sotto, ma non riuscendo proprio a immaginarsi che cosa, si lasciò convincere dall’amico a bere più del solito … tanto pagava lui!
Lupin si stiracchiò, si alzò dalla sedia per chiudere la finestra: l’aria della notte si satava facendo un po’ troppo fredda e quello non era decisamente il momento più indicato per buscarsi un raffreddore.
Nello stesso istante, la cosa nel letto parve muoversi di nuovo tra le lenzuola …
* Accidenti ad Hagrid … *
- Cosa? … - Disse Lupin esterrefatto alzandosi dal proprio letto, sul quale erano seduti lui e Hagrid – uno smorfietto? Ma di che stai parlando? –
- Non sai cosa sono gli smorfietti? – Chiese Hagrid sorpreso – Sono delle piccole creature che … -
- Non intendevo dire questo – Replicò il professore con un gesto d’impazienza della mano – so benissimo COSA sono gli smorfietti … mi chiedevo piuttosto quando ti avrei promesso di prendermene cura in tua assenza! –
- Ma come? Me l’hai detto giusto ieri sera, non dirmi che te ne sei scordato? –
- Non mi ricordo di averti promesso niente! –
- L’hai detto invece … e hai aggiunto che non avrei avuto di che preoccuparmi,… che finchè non tornavo da mio cugino Igor avresti pensato a tutto tu! –
Lupin sbuffò, ora i fatti della sera prima si stavano facendo decisamente più chiari.
- Adesso capisco perché mi hai fatto ubriacare! … Sei davvero un furbone! –
- Eddai Remus, ogni promessa è debito! –
- Hagrid… non posso tenere un animale di quel genere nella scuola, il regolamento … -
- E tu lasceresti una povera bestiolina tutta sola per seguire uno sciocco regolamento? … Mi deludi Remus! –
Tanto disse e tanto fece che alla fine Remus si convinse … avrebbe tenuto con se lo smorfiotto, a patto che non fosse uscito dalla sua camera, onde evitare ogni sorta di guaio...
IL CONCORSO: ALLUNGHIAMO LA VITA AI LIBRI/4
LA PRINCIPESSA SUL PISELLO di H. C Andersen
Capitolo II scritto da Princy60
Ecco il secondo racconto del concorso-gioco "Allunghiamo la vita ai libri" inviato dalla simpaticissima Princy60 che ringrazio per la partecipazione. Questa volta è una favola famosa con un seguito sorprendente. Intanto, registro altre due iscrizioni al gioco: Insostenibile leggerezza (aspettiamo il testo) e Aquatarkus (ora non puoi tirarti indietro). Ricordo gli altri iscritti Chiaralice, Nuvola, Rosatiziana, spero anche Tisbe e Urigami che vuole un premio (va bene una pacca sulla spalla?). Le iscrizioni sono ancora aperte.
Buona lettura e buon libro.
LA VERA STORIA DI PISELLINA
La vera principessa che, da quel giorno, prese il nome di Pisellina, sposò dunque il giovane Principe in una sontuosa cerimonia preparata dalla regina e, dopo un bellissimo viaggio di nozze, organizzato dalla regina, gli sposi andarono ad abitare in un bel castello, arredato dalla regina. Ben presto, però, Pisellina cominciò ad annoiarsi perché era sempre sola: il Principe passava, infatti, tutte le sue giornate a corte dove svolgeva la sua noiosa attività di Real Travet. Quando, a sera, tornava da lei, ogni scusa era buona per andare subito a dormire con la sua tazza di tisana rinfrescante, prescritta dalla regina. La domenica, poi, era un vero strazio: non si cavalcava perché la regina odiava i cavalli, non si passeggiava perché il re aveva i calli, non si andava al mare perché il Principe non voleva togliersi le mutande di lana. Stanca di non far nulla, la Principessa cominciò ad esplorare il suo gran castello alla ricerca di qualcosa che potesse interessarla e, dopo molto vagare, trovò una porticina che si apriva su un magnifico giardino. Proprio nel mezzo di quel luogo incantato, troneggiava una rigogliosa pianta di piselli e, ai piedi di questa, un giovane giardiniere innaffiava amorevolmente la terra. Quando la vide, egli s’inchinò con eleganza e si presentò col nome di Francois du GrandPois, nobile francese che aveva lasciato tutti i suoi privilegi per fare il giardiniere. Francois la condusse a vedere le sue piante e Pisellina ne fu così entusiasta che decise di tornare ogni giorno per dedicarsi a quel passatempo. Francois le spiegò che nessuno era mai riuscito a far germogliare e dare frutti: in breve, la Principessa imparò a dissodare la terra, a seminare e a potare dedicandosi con amore alla. meravigliosa pianta finché, dopo mesi di lavoro, nacque un meraviglioso bacello pieno di piccoli semi. Francois e Pisellina, al colmo della gioia, cominciarono a ballare intorno alla pianta che, spaventata dal frastuono inusuale reagì: il bacello esplose e i pisellini caddero come una pioggia verde sui due giovani che, spaventati, si abbracciarono stretti stretti. Rivelatosi reciprocamente il loro amore, i due decisero di fuggire lasciando re, regina, Principe con mutandoni, piante e piselli.Dopo un lungo viaggio arrivarono in Italia: Francois fondò il Partito del Pisello che Ride, Pisellina aprì l’azienda agricola “La Valle della Principessa” e vissero felici, contenti e ricchi.
IL CONCORSO: ALLUNGHIAMO LA VITA AI LIBRI/3
LE ISCRIZIONI SONO ANCORA APERTE
PRIMI RACCONTI IN ARRIVO
Una buona notizia: è in posta il primo racconto. Bello ed interessante. E' un capitolo da aggiungere ad una famosa favola. Ma non vi dico di più perchè lo pubblicherò già nella mattinata di domani.
Ricordo che si sono già iscritte Princy, Chiaralice, Nuvola, Rosatiziana (che deve risolvere problemi di virus) e forse Tisbe e Urigami... Ma le iscrizioni sono ancora aperte. Inviatemi le vostre aggiunte ai libri alle seguenti email brugue@interfree.it o quantestorie@interfree.it. Mi raccomando: allunghiamo la vita ai libri... e buon libro a tutti!
Ciao Bruno
PETER PAN IN SCARLET
Peter Pan in rosso scarlatto? Sarà mai questa la traduzione corretta? Vedremo. Ora dovrei dire molte cose. Ma non lo farò. Perché? Resto misterioso. Ed è giusto non raccontare proprio tutto. Piuttosto registro un silenzio assordante durato anche troppo. Ma il mio silenzio nasce da altri impegni che ti prendono e rischiano di portarti via. Ma non in volo, come vorrei, con Peter Pan. Dunque, Peter Pan in scarlet. Sarà una piacevole lettura. Ne sono sicuro. Ma non facile. Lavorerò di fantasia. Ed è la cosa più bella. Un’altra cosa bella è ricevere regali. E sorprese.
E’ stata una giornata strana. In viaggio e in riunioni con la voglia matta di scappare lungo la… storia d’Italia. Tra chiese e palazzi imperiali, tra piazze e fontane. Con un sole incerto e un tepore insolito. E tanti cinesi che ti gironzolano attorno.
Ritornerò nella città eterna. Appena posso. Ma fuori da ogni logica di lavoro. Senza orologi, impegni e preoccupazioni di nessun genere.
Tornando ai libri stranieri mi sono ricordato di qualcosa. Dovevo completare una traduzione di un libro un po’ particolare. Ci sono quasi. Ma soprattutto credo di aver superato le mie perplessità. Le mie emozioni. Nelle prossime ore tornerò ad occuparmi di Falling Palace… con qualche passo in avanti nel capitolo più prezioso (per il sottoscritto), del libro.